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Verifica iscritti, istruzioni Cndcec

del 05/02/2011
di: di Simona D'Alessio
Verifica iscritti, istruzioni Cndcec
L'Ordine non può «in nessun caso» chiedere agli iscritti di produrre documentazione certificabile da una pubblica amministrazione quale, ad esempio, quella relativa ai procedimenti penali pendenti. La richiesta di certificati, infatti, effettuata in contrasto di tale divieto, costituisce una «violazione dei doveri d'ufficio». È quanto precisa il consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili rispondendo a un quesito del 29 dicembre scorso dell'ordine di Bologna, in cui si chiedevano indicazioni su come procedere alle verifiche dovute (ai sensi dell'art. 12 dlgs 28 giugno 2005 n. 139), non potendo accedere direttamente alle informazioni in possesso della procura della Repubblica del capoluogo emiliano. Il consiglio nazionale, infatti, è tenuto a verificare «almeno una volta ogni anno» che sussistano i requisiti di legge in capo agli iscritti e può richiedere soltanto le dichiarazioni sostitutive e di atto di notorietà; spetterà, poi, all'ordine effettuare le verifiche. L'organismo professionale ricorda le norme in materia di semplificazione della documentazione amministrativa e verifiche, l'art. 43 del dpr 28 dicembre 2000, n. 445 (il testo unico sulla documentazione amministrativa): le amministrazioni pubbliche ed i gestori di pubblici servizi non possono richiedere atti o certificati concernenti stati, qualità personali e fatti, che siano «attestati in documenti già in loro possesso, o che comunque esse stesse siano tenute a certificare». Fermo restando, inoltre, il «divieto di accesso a dati diversi da quelli di cui è necessario acquisire la certezza, o verificare l'esattezza», viene considerata svolta per «finalità di rilevante interesse pubblico» la consultazione diretta da parte di una pubblica amministrazione e di un gestore di pubblico servizio, degli archivi dell'amministrazione verificante, per controllare le dichiarazioni sostitutive presentate. Per ciò che riguarda il ricorso diretto ai propri registri, l'amministrazione certificante è tenuta a rilasciare a quella procedente una «apposita autorizzazione, in cui vengono indicati i limiti e le condizioni dell'accesso» per garantire il rispetto delle norme sulla riservatezza dei dati personali. Inoltre, sottolinea il consiglio nazionale, è compito delle amministrazioni certificanti comunicare le misure adottate per un'efficace esecuzione dei controlli, poiché la mancata risposta alle domande di verifica entro 30 giorni «costituisce violazione dei doveri d'ufficio».
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