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Scudati gli stipendi degli statali

del 05/02/2011
di: di Alessandra Ricciardi
Scudati gli stipendi degli statali
Statali scudati. Gli stipendi di quest'anno e dei prossimi due non potranno subire riduzioni, anche nelle parte accessoria. Quella a cui il decreto Brunetta voleva applicare le tre fasce di merito: in sostanza, aumenti ai più bravi, riduzioni ai meno capaci. E invece niente da fare, le pagelle resteranno congelate per la quasi totalità dei dipendenti pubblici. E non è finita. Perché sull'organizzazione del lavoro bisognerà trattare con i sindacati. Sono alcuni degli effetti dell'accordo sottoscritto ieri a Palazzo Chigi dal presidente del consiglio dei ministri, Silvio Berlusconi, dal ministro della funzione pubblica, Renato Brunetta, e dai segretari di Cisl e Uil, rispettivamente, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, della Cida, Giorgio Rembado, Confsal, Paolo Nigi, e dalle sigle Ugl e Usae. Un accordo che rinvia a una successiva intesa all'Aran i dettagli applicativi ma che di fatto già realizza un ripristino della contrattazione nel pubblico impiego e un sostanziale stop al decreto legislativo 150/2009, uno dei pilastri della riforma Brunetta, nella disciplina dell'accessorio.

Ma l'accordo non è andato giù alla Cgil di Susanna Camusso, che ha quasi subito abbandonato il tavolo, ritenendo che non ci fossero misure adeguate a tutela dei lavoratori e dei precari. «Con l'accordo separato siglato oggi a Palazzo Chigi», ha spiegato la responsabile degli statali, Rossana Dettori, «la Cisl e la Uil hanno scelto di correre in soccorso di un governo in crisi e di espellere la Cgil dal sistema di relazioni sindacali nel pubblico impiego, approvando la sospensione delle elezioni dell'Rsu e il blocco dei salari per tre anni».

Al vetriolo la risposta di Bonanni: «È un fatto vergognoso. Il lancio di accuse verso gli altri sindacati che farebbero da «stampella» al governo e in genere il linguaggio usato dalla Cgil che ha detto no all'accordo sul salario di produttività nel pubblico impiego alimenta il clima di violenza e intimidazione nei confronti di Cisl e Uil».

Ricordando poi Giovanni Faverin, responsabile Cisl pubblico impiego, che il blocco dei salari per tre anni è stato deciso dalla legge finanziaria, «e che il merito dell'accordo è quello di aver scudato l'accessorio oggi in godimento, ripristinando la contrattazione. I salari dei dipendenti pubblici sono gli unici in Europa a non essere toccati». Erano settimane che si rincorrevano voci sul tentativo di ridimensionare la riforma Brunetta, con l'obiettivo di evitare che, imperante il blocco dei contratti collettivi nazionali, sul territorio si andasse a un'applicazione strisciante della riforma, in particolare nell'organizzazione del lavoro e gestitone degli uffici e sugli avanzamenti di stipendio.

Secondo i rumors, sarebbero stati molteplici gli incontri informali, tra Palazzo Vidoni e Palazzo Chigi, con un coinvolgimento diretto del sottosegretario alla presidenza del consiglio dei ministri, Gianni Letta. Che si è fatto carico di mediare tra le esigenze dei sindacati e le rivendicazioni del ministro della funzione pubblica. Che per il merito potrà utilizzare in questi tre anni solo risorse aggiuntive derivanti da risparmi di spesa, il cosiddetto dividendo di efficienza. Ma non potrà toccare i fondi ad oggi disponibili per l'accessorio, la parte finanziariamente più succulenta. Così come gli scatti di anzianità della scuola, che restano esclusi. «Abbiamo regolato», è stato il commento del ministro, «la fase di transizione per flessibilizzare gli effetti del blocco della contrattazione fino al 2013 senza mettere in discussione un nuovo modello contrattuale e la riforma del pubblico impiego. Vogliamo valorizzare tanto l'uno e l'altra tenendo conto del blocco». A questo punto dovrebbero essere politicamente depotenziati quegli emendamenti, anche di maggioranza, al decreto Milleproroghe che puntano a bloccare la riforma sic et sempliciter per tre anni. L'accordo di Palazzo Chigi ha segnato l'ennesima spaccatura confederale. Con inevitabili riflessi sul Pd. Paolo Nerozzi, ex cigiellino e ora senatore democratico, ha parlato di un accordo che introduce il modello Marchionne nella pa. Critiche sono piovute anche da Cesare Damiano, ex ministro del lavoro ed ex sindacalista Cgil. Critiche che non hanno certo riavvicinato Cisl e Uil al Pd.

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