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Il sommerso non ferma l'induttivo

del 04/02/2011
di: di Debora Alberici
Il sommerso non ferma l'induttivo
Via libera all'accertamento induttivo Iva e Irap nei confronti dell'azienda che sfrutta il lavoro nero. Infatti corrispondere lo stipendio non contabilizzato più che un costo è la spia di una maggior volume d'affari e quindi di maggiore produttività.

Lo ha sancito la Suprema corte di cassazione che, con la sentenza numero 2593 depositata il 3 febbraio 2011, ha respinto il ricorso di un'artigiana pugliese che aveva pagato in nero un dipendente.

La donna, che aveva un'attività di manifattura di biancheria, aveva un lavoratore in nero al quale aveva corrisposto uno stipendio senza che questo fosse contabilizzato.

Poi si era vista spiccare dall'ufficio delle imposte un accertamento per la maggior Iva, Irap e Irpef. La contribuente lo aveva impugnato e la commissione tributaria provinciale le aveva dato ragione, annullando l'atto impositivo. Poi l'ufficio delle Entrate aveva presentato ricorso alla Commissione tributaria regionale della Puglia e qui le cose erano andate diversamente. I giudici tributari avevano infatti accolto i motivi presentati dal fisco, riabilitando l'atto impositivo. Sostenendo che il lavoratore in nero rappresentava un costo deducibile, la donna ha fatto ricorso in Cassazione. La sezione tributaria lo ha respinto integralmente, affermando invece che, non solo il lavoratore «clandestino» non è un costo deducibile ma che questo fa senz'altro presumere un maggior reddito legato a un maggiore volume d'affari.

«Il divieto di doppia presunzione», hanno spiegato i giudici con l'Ermellino, «attiene esclusivamente alla correlazione di una presunzione semplice con altra presunzione semplice e non può ritenersi, invece, violato nel caso, quale quello di specie, in cui da un fatto noto (presenza di un dipendente non regolarmente assunto per il quale la stessa contribuente ha ammesso la corresponsione di una retribuzione non contabilizzata) si risale, peraltro in funzione di una presunzione legale, seppure relativa, a un fatto ignorato (maggiore redditività di impresa e non semplicemente maggior costi per retribuzioni, come ha prospettato in memoria la ricorrente)».

Anche la Procura generale della Cassazione aveva sposato questa conclusione e, nell'udienza tenutasi al Palazzaccio lo scorso 16 dicembre, aveva sollecitato l'inammissibilità del ricorso della contribuente. Ma non ancora tutto. In pochissime pagine di motivazioni la Cassazione ha raggiunto una nuova frontiera sull'accertamento induttivo, un sistema, esteso negli ultimi anni sempre di più dai giudici di legittimità.

Dal brogliaccio dell'imprenditore, ai floppy disc. Sono sempre crescenti i sistemi usati dal fisco per contrastare l'evasione fiscale. Anche se quello del lavoro nero potrebbe avere un effetto particolarmente importante, considerati anche gli ultimi dati diffusi dall'Istat. Nel 2008, per esempio, il peso dell'economia sommersa era compreso fra 16,3% e il 17,5% del prodotto interno lordo.

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