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Welfare, aziende fai da te

del 03/02/2011
di: di Manola Di Renzo
Welfare, aziende fai da te
Le imprese fanno welfare al posto del governo. Le aziende, specialmente in Lombardia, riescono a sopperire alle carenze delle politiche di governo e a quelle sindacali creando sistemi di assistenza ai lavoratori.

Stando a quanto emerge dai rapporti sul mercato dell'occupazione, la cooperazione tra datori di lavoro è fondamentale per l'equilibrio economico del paese. In un momento in cui la crisi sta continuando a colpire un sistema già provato, ben il 35% delle aziende lombarde, ad esempio, garantisce una forma di supporto ai dipendenti. È una nuova via, per alcuni aspetti rivoluzionaria, che può tracciare nuovi percorsi al mercato economico.

Un ulteriore contributo viene fornito dalle famiglie stesse, le quali continuano a rimanere al primo posto nel ruolo di ammortizzatore sociale più efficace. La rete di sicurezza più solida e con una forza di protezione sociale anche per i lavoratori stessi, basti pensare alle donne.

Spesso il nuovo quadro che viene a delinearsi è l'interconnessione tra interventi imprese - famiglie. Sicuramente si tratta di una connotazione tipicamente italiana, difficile da vedere in altri paesi d'Europa.

Naturalmente si parla di azioni che dovrebbero competere il governo, ma siamo a una apparente situazione di stallo, benché il ministro del lavoro Maurizio Sacconi abbia detto che non esistono problemi in termini di risorse e che «vanno solo definiti meglio i criteri di utilizzo».

Nonostante gli scontri tra imprese e alcune parti sindacali di cui abbiamo ampiamente parlato su queste pagine, l'attenzione si sposta ora sul tema del «welfare aziendale», quell'insieme di iniziative e servizi che le aziende realizzano, sia per autonoma decisione che per accordo con le rappresentanze sindacali, per venire incontro alle esigenze dei lavoratori nei campi più disparati come assistenza sanitaria, necessità di cura dei figli, accesso al credito, tempo libero.

L'obiettivo è trovare le modalità più opportune secondo una logica di integrazione, nonché di attenzione ai bisogni di lavoratrici e lavoratori.

Noi del Cnai crediamo che i risultati ottenuti nella provincia lombarda siano l'esempio della positività delle nostre politiche contrattuali, condivise con la Cisal, per soddisfare le esigenze delle aziende e dei lavoratori.

Si tratta di un sistema di valorizzazione delle parti con una pluralità di strumenti che mirano oltre la semplice retribuzione, con l'intento specifico di fungere da supporto sociale.

Il welfare aziendale è solo uno dei modi per ridurre l'impatto della crisi economica sui lavoratori. Il vantaggio diretto è la soddisfazione del dipendente. Ed è risaputo che un lavoratore soddisfatto è un lavoratore produttivo. E come abbiamo scritto nel pezzo di martedì scorso è intorno alla produttività che si gioca la partita della concorrenza globale.

Siamo convinti che le parti sociali debbano aprirsi al dialogo con le aziende e per usare le parole del ministro Sacconi: «…più capaci di comprendere le esigenze vitali delle imprese, che per cogliere le opportunità di mercato devono poter prendere decisioni in tempo rapido».

Come abbiamo detto in passato la dignità dell'individuo (e la sua integrazione nel sistema economico) è il centro dell'economia. Oltre a essere un imperativo etico è anche una valutazione microeconomica. Riteniamo e ripetiamo ciò che abbiamo detto già mesi fa, che sia fondamentale diffondere una nuova concezione di welfare per destinare una maggiore equità a livello dell'intera collettività, diffondendo la cultura della sussidiarietà sia come leva di integrazione sia come forma di assistenza sociale.

L'Italia è un paese che è riuscito a conquistare un avanzato livello di progresso civile, sociale ed economico. Oggi emergono molteplici difficoltà a mantenere inalterati questi labili equilibri e sembra inevitabile pensare allo sviluppo delle politiche di welfare pubblico. E non deve essere un compito delle aziende.

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