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Le plusvalenze speculative tassate sulla carta

del 03/02/2011
di: Nicola Fuoco
Le plusvalenze speculative tassate sulla carta
Le plusvalenze speculative relative alle cessioni d'azienda si tassano secondo il principio di competenza e il momento che rileva per l'individuazione del periodo d'imponibilità è la stipula dell'atto pubblico; pertanto, nel caso in cui la plusvalenza fosse effettivamente realizzata in un periodo successivo o, addirittura, qualora non fosse realizzata affatto, il contribuente sarà comunque tenuto al versamento delle imposte nell'anno di stipula del rogito notarile.

Queste le indicazioni che arrivano da Piazza Cavour e, precisamente, dalla sentenza n. 25327/2010 della Corte di cassazione dello scorso 15 dicembre, nella quale gli ermellini forniscono la corretta interpretazione da attribuire alle norme che disciplinano la tassazione delle plusvalenze speculative.

Nel caso in trattazione, il contribuente aveva ceduto la propria azienda con atto notarile stipulato il 30 dicembre del 1996. L'effettiva consegna dell'azienda, tuttavia, era avvenuta solamente nel febbraio dell'anno successivo, trattandosi di vendita con riserva di proprietà con pagamento in cambiali, tutte scadenti successivamente a quella data. Pertanto, la parte cedente, che aveva conservato la gestione fino ai primi mesi del 1997, aveva provveduto a dichiarare la plusvalenza proprio in quell'anno, momento in cui si era effettivamente verificato il passaggio di consegne, oltre che la percezione dei primi corrispettivi.

Di contro, l'amministrazione finanziaria imputava la plusvalenza all'anno 1996, posto che la norma che disciplina la fattispecie, l'articolo 76 del dpr 597/1973, parla di «periodo d'imposta in cui le operazioni si sono concluse», utilizzando una locuzione certamente suscettibile di interpretazioni difformi. I gradi di merito, infatti, giungevano a conclusioni discordanti e la controversia arrivava in Cassazione.

I giudici del Palazzaccio hanno chiarito la questione fornendo un'interpretazione delle norme abbastanza sorprendente. «Atteso che la norma fa riferimento alla “conclusione delle operazioni”», si legge nella sentenza in commento, «la stessa si realizza con la stipulazione del contratto (...) e perciò in base al principio di competenza e non di cassa». La Corte prosegue poi affermando che «persino in caso di rateizzazione del prezzo, la parte di reddito percepita successivamente al periodo d'imposta non può essere esclusa dal calcolo della plusvalenza».

In buona sostanza, secondo la lettura fornita dalla Cassazione, la plusvalenza speculativa si tassa per competenza e «sulla carta», ovvero anche in assenza di un conseguimento effettivo della stessa e mancata percezione del corrispettivo. Addirittura, come avviene nel caso di specie, il momento formale di stipulazione del rogito notarile scavalca il reale passaggio dell'attività nelle mani del nuovo titolare.

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