Consulenza o Preventivo Gratuito

La lettura del contatore sconfessa l'accertamento induttivo

del 03/02/2011
di: Debora Alberici
La lettura del contatore sconfessa l'accertamento induttivo
La lettura del contatore della luce salva dall'accertamento induttivo scattato in seguito alla bollette. L'atto impositivo è infatti invalido se il contribuente documenta i consumi reali e quindi un volume d'affari inferiore rispetto a quello presunto dall'amministrazione finanziaria.

Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza numero 2480 del 2 febbraio 2010, ha respinto il ricorso dell'Agenzia delle entrate. In particolare gli uffici delle Entrate avevano notificato una rettifica Iva, Irpef e Iva a un parrucchiere perché, aveva motivato il fisco, dal consumo dello shampoo e soprattutto dalla lettura delle bollette (fatture provvisorie) era emerso un volume d'affari maggiore rispetto al dichiarato.

Contro l'atto impositivo il contribuente ha fatto ricorso di fronte alla commissione tributaria provinciale di Napoli e lo aveva vinto. Stessa sorte di fronte alla commissione regionale che aveva ritenuto congrue le giustificazioni del contribuente sui consumi di luce e l'acquisto delle materie prime. A questo punto l'amministrazione finanziaria ha presentato ricorso in Cassazione ma senza successo. Confermando la doppia decisione conforme e pro-contribuente la sezione tributaria ha sancito la prevalenza del consumo reale di energia elettrica su quella presunta dall'ufficio delle imposte.

Per arrivare a questa conclusione i giudici di Piazza Cavour hanno applicato il principio secondo cui «in tema di accertamento delle imposte sul reddito, l'apprezzamento in ordine alla gravità, precisione e concordanza degli indizi posti a fondamento dell'accertamento effettuato con metodo presuntivo attiene alla valutazione dei mezzi di prova, ed è pertanto rimesso in via esclusiva al giudice di merito, salvo lo scrutinio riguardo alla congruità della relativa motivazione». In questo caso, hanno poi ricordato i giudici del Palazzaccio, la ctr ha dato congruamente e logicamente conto «delle ragioni per cui ha ritenuto fondate le deduzioni della parte contribuente in ordine ai consumi di energia (desunti dalla lettura del contatore, non da quelli presunti esposti nelle fatture provvisorie) ed agli acquisti dello shampoo impiegato per l'effettuazione delle prestazioni (raffrontandone il consumo nell'anno con la media generale), sicché non assume rilievo decisivo l'errato richiamo alla regolarità della contabilità ed alla sua rispondenza alla dichiarazione fiscale». La decisione depositata ieri è sicuramente in controtendenza rispetto a quelle prese sul cosiddetto tovagliometro e quelle sullo shampometro che, a dispetto di altri consumi reali nell'ambito dell'attività svolta dal contribuente, avevano sempre sancito la legittimità dell'accertamento induttivo fondato su questi parametri.

vota