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Sono applicabili le norme contrarie allo Statuto

del 02/02/2011
di: Debora Alberici
Sono applicabili le norme contrarie allo Statuto
Una norma fiscale non può essere disapplicata soltanto perché è contraria allo Statuto del contribuente. È quanto affermato dalla Corte di cassazione che, con la sentenza n. 2221 del 31 gennaio 2011, ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle entrate, intervenendo sul caso di un contribuente che aveva compensato un credito. In sostanza l'uomo aveva disapplicato un divieto imposto da una legge del 2002, sostenendo che la norma fosse in contrasto con lo Statuto del contribuente. Questa tesi aveva convinto i giudici di merito. Infatti la commissione tributaria provinciale di Napoli aveva ritenuto legittima la compensazione, proprio perché la disposizione posteriore allo Statuto era con questo in contrasto. Stessa sorte in secondo grado. Poi il ricorso del fisco in Cassazione, risultato vincente sotto molti profili. In particolare la sezione tributaria ha ricordato che «le norme della legge 27 luglio 2000 n. 212 (c.d. Statuto del contribuente), emanate in attuazione degli est. 3, 23, 53 e 97 Cost. e qualificate espressamente come principi generali dell'ordinamento tributario, sono, in alcuni casi, idonee a prescrivere specifici obblighi a carico dell'amministrazione finanziaria e costituiscono, in quanto espressione di principi già immanenti nell'ordinamento, criteri guida per il giudice nell'interpretazione delle norme tributarie (anche anteriori), ma non hanno rango superiore alla legge ordinaria; conseguentemente, non possono fungere da norme parametro di costituzionalità, né consentire la disapplicazione della norma tributaria in asserito contrasto con le stesse». Insomma, secondo la Suprema corte, la commissione tributaria regionale della Campania ha sbagliato ad affermare che «una norma contenuta in una legge ordinaria successiva all'entrata in vigore dello Statuto possa essere disapplicata sol perché ritenuta difforme ad un principio in esso sancito». Il sipario sulla vicenda si è definitivamente chiuso. La sezione tributaria ha infatti deciso nel merito la questione, non ritenendo necessari altri accertamenti di fatto. La compensazione del credito del contribuente è stata definitivamente bocciata dai giudici di Piazza Cavour.

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