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Imposte dirette, nel 2010 la Gdf recupera 49 miliardi

del 01/02/2011
di: Valerio Stroppa
Imposte dirette, nel 2010 la Gdf recupera 49 miliardi
Oltre 49 miliardi di euro. È questa la somma, tra ricavi non dichiarati e costi illegittimamente dedotti, recuperata ai fini delle imposte dirette dalla Guardia di finanza nel corso del 2010. L'incremento rispetto all'anno precedente è del 46%. L'Iva dovuta e non versata individuata dalle Fiamme gialle ammonta a quasi 6,4 miliardi, mentre i rilievi Irap si sono attestati intorno ai 30 miliardi di euro. È quanto emerge dal rapporto annuale della Gdf, i cui contenuti erano stati già anticipati dal comandante generale Nino Di Paolo in un'audizione parlamentare la scorsa settimana (si veda ItaliaOggi del 27 gennaio 2011).

Gli evasori totali individuati dagli uomini delle Fiamme gialle nel 2010 sono stati 8.850 (+18% sul 2009): l'imponibile recuperato supera i 20 miliardi di euro (+47%), mentre l'Iva evasa ammonta a 2,6 miliardi. I soggetti denunciati in quanto responsabili di evasioni d'imposta di importo superiore alle soglie previste per i reati tributari sono stati 3.288.

Ma il 2010 ha fatto segnare un balzo importante anche per quanto riguarda la lotta all'evasione transfrontaliera. Complessivamente, dall'attività internazionale sono arrivati 10,5 miliardi di euro, che valgono un aumento dell'81% sul 2009 e addirittura del 99% sul 2008. La lotta ai paradisi fiscali, resa più efficace dalla stretta operata dall'articolo 12 del dl n. 78/2009, ha portato alla luce società esterovestite, residenze fittizie all'estero di persone fisiche, transfer pricing policy elusive, triangolazioni con Paesi off-shore ed omesse dichiarazioni di capitali detenuti all'estero. A ricoprire un ruolo importante nella ricerca di attività detenute illecitamente all'estero sono state anche le ormai note «liste» acquisite dalla Gdf: la «lista Falciani» finora ha prodotto 774 verifiche concluse e 180 milioni di euro recuperati, la «lista Pessina» 176 controlli e 211 milioni di euro di redditi evasi, mentre la «lista San Marino-Forlì» ha prodotto finora 349 verifiche e oltre 230 milioni recuperati. Complessivamente, l'evasione fiscale internazionale scoperta nel 2010 è risultata prevalentemente localizzata in Lussemburgo per il 26%, in Svizzera per il 25%, nel Regno Unito 7%, a Panama per il 6%, a San Marino e nel Liechtenstein per il 2% ciascuno, mentre la restante quota si è ripartita negli altri 54 paradisi fiscali inclusi nelle black list domestiche.

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