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L'uso di schede carburanti false integra il reato di frode fiscale

del 03/04/2012

L'uso di schede carburanti false integra il reato di frode fiscale
La disciplina della scheda carburante, contenuta nell'articolo 1 del decreto del Presidente della Repubblica n.444/1997, pone a carico dello stesso contribuente l'onere di riportare nella stessa gli elementi identificativi specificamente richiesti dalla norma per poter poi operare legittimamente la detrazione sia del costo ai fini della determinazione del reddito d'impresa che dell'IVA corrisposta al fornitore, secondo la percentuale di volta in volta applicabile in base ai requisiti soggettivi del contribuente.
L'incompleta indicazione dei predetti elementi rende, di fatto, irregolare la scheda carburante e in quanto tale indetraibile sia il relativo costo ai fini delle imposte sul reddito che l'IVA corrisposta. La questione si complica quando il Fisco sostiene che la scheda carburante non è solo irregolare e/o incompleta ma anche e soprattutto falsa, sia sotto il profilo ideologico, perchè recante elementi non rispondenti al vero, che materiale, perchè contraffatta e/o alterata.
Sul punto la Suprema Corte di Cassazione, avendo sempre riconosciuto alla scheda carburante il valore di documento sostitutivo della fattura, ha costantemente affermato che l'uso di schede carburanti emesse a fronte di operazioni in tutto o in parte inesistenti integra la fattispecie di frode fiscale prevista dall'articolo 2 del decreto legislativo n.74/2000 e cioè di dichiarazione fraudolenta mediante fatture o altri documenti per operazioni inesistenti (ex multis, Cassazione n. 912 del 13.01.2012 e n. 10987 del 21.03.2012) e non di dichiarazione infedele prevista dal successivo articolo 4: tale precisazione è importante perché solo per quest’ultimo tipo di reato sono previste delle specifiche soglie di punibilità.
E' evidente che la registrazione nella contabilità di schede carburanti non formate secondo le dispo-sizioni di legge e cioè solo irregolari ma non anche false, non è sufficiente a integrare lo stesso il predetto caso di reato fiscale: infatti, la mera irregolarità e/o incompletezza dei dati richiesti dal citato articolo 1 del decreto del Presidente della Repubblica n.444/1997, ove le operazioni siano reali ed effettive, è sicuramente sanzionabile in sede amministrativa ma non può integrare la fattispecie di reato prevista dall'articolo 2 del decreto legislativo n. 74/2000 per carenza dei presupposti ivi richiesti, fra cui, in primis, il dolo specifico.
Sicuramente le ultime modifiche apportate al diritto penale tributario e in particolare l'abolizione dell'ipotesi attenuata di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti falsi, impone un uso molto attento delle schede carburanti: in pratica anche l'indicazione di un solo rifor-nimento mai effettuato per un ammontare di pochi euro è sufficiente per integrare la fattispecie di reato predetta, con conseguente possibile applicazione della pena edittale ivi prevista.
Ma vi è di più: la contestazione dell'inesistenza totale e/o parziale di una operazione registrata, per costante giurisprudenza della Suprema Corte, comporta anche l'inversione dell'onere della prova; in tal caso, quindi, viene posto a carico del contribuente e non più dell'Erario l'onere di dimostrare l'esistenza dei presupposti richiesti per legittimamente operare la detrazione di quell'operazione.
E' di solare evidenza che il contribuente viene così posto in una situazione fortemente problematica a causa delle oggettive difficoltà correlate alla ricerca di una prova piena e inconfutabile dell'effettiva esistenza dell'operazione contestata: anzi, poiché la contestazione è quasi sempre riferita ad annualità d'imposta pregresse, essendo la maggior parte dei controlli fiscali effettuati a posteriori, siamo sicuramente in presenza di una probatio diabolica, con tutte le conseguenze negative del caso.
Alla luce dell’odierno quadro normativo sia tributario che penale è auspicabile, quindi, che i contri-buenti adottino rigorosi e precisi criteri di formazione e utilizzo delle schede carburanti, nel pieno rispetto delle formalità richieste dal citato articolo 1 del decreto del Presidente della Repubblica n. 444/1997, onde evitare pesanti sanzioni sia economiche che personali.

Avv. Domenico De Sciscio
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