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E-commerce indiretto: profili iva. Parte prima

E-commerce indiretto: profili iva. Parte prima
Negli ultimi quindici anni, la notevole diffusione ed evoluzione delle tecnologie informatiche ha fortemente influenzato la vita delle società, anche fornendo la possibilità di divulgare i propri prodotti in modo molto più rapido e a una platea di potenziali clienti molto più estesa rispetto al passato.
In questo contesto si sono inserite infatti un’ampia serie di aziende che utilizzano lo strumento internet – oltre alle eventuali altre forme di vendita quali, ad esempio, le vendite televisive interattive e on-line e le vendite tramite corrispondenza – al fine di raggiungere il numero più elevato possibile di clienti.
Tale modalità di vendita, comunemente nota come e-commerce, esplica effetti ai fini Iva differenti a seconda della tipologia e della nazionalità del cliente, oltre che del prodotto offerto.

1. Le diverse tipologie di commercio elettronico
Quando si parla di commercio elettronico, ci si riferisce a quelle attività che sono dirette allo svolgimento di transazioni per via elettronica. Per capire quale sia il corretto trattamento di tali operazioni ai fini dell’imposta sul valore aggiunto bisogna innanzitutto distinguere:
  1. commercio elettronico indiretto, quando la cessione del bene avviene per via telematica, ma la consegna del medesimo avviene tramite i canali fiscali (tradizionali);
  2. commercio elettronico diretto, quando sia la cessione che la consegna del “bene” avvengono per via telematica.
Nel primo caso il soggetto venditore espone i propri prodotti in una sorta di “vetrina virtuale”, indicando le caratteristiche dei prodotti, le condizioni di consegna e i relativi prezzi. Dall’altra parte, il cliente consulta il “catalogo virtuale” effettuando l’ordine del prodotto che intende acquistare direttamente per via telematica. Il pagamento del prezzo da parte del cliente può avvenire attraverso svariate modalità (ad esempio: carte di credito, carte prepagate, contrassegno, canali come PayPal o IW- Smile, eccterea). Una volta confermato l’acquisto e pagato il corrispettivo, il prodotto verrà consegnato al cliente presso il luogo indicato mediante i canali tradizionali direttamente dal cedente ovvero da un soggetto da questi incaricato (vettore o spedizioniere).
Nel secondo caso, invece, anche la consegna del “bene” avviene per via telematica. Di fatto, date le particolari tipologie dei “beni” che possono rientrare nel cosiddetto e-commerce diretto, l’acquirente “scaricherà” il bene direttamente sul proprio computer mediante la procedura comunemente chiamata download.
È evidente che tali vendite possono riguardare esclusivamente prodotti virtuali, vale a dire prodotti che possono essere dematerializzati da parte del venditore alla partenza e materializzati da parte dell’acquirente all’arrivo.
I “beni” che possono essere ricompresi nell’ambito del commercio elettronico diretto sono elencati, in modo non esaustivo, nell’allegato II alla direttiva 2006/112/CE. Una maggior analisi e miglior esplicazione è avvenuta di recente con il Regolamento (CE) n. 282/2011.
Ciò posto, per tracciare correttamente le regole Iva applicabili alle due differenti fattispecie, dobbiamo considerare che le operazioni qualificabili come commercio elettronico diretto rientrano tra le prestazioni di servizi, mentre quelle qualificabili come commercio elettronico indiretto rientrano tra le cessioni di beni.

Come già anticipato, sono qualificabili come operazioni rientranti nel cosiddetto commercio elettronico indiretto quelle attraverso cui la cessione del bene avviene per via telematica, ma la consegna del medesimo avviene tramite i canali fiscali tradizionali.
Il canale telematico viene quindi utilizzato dalla parte del venditore solo per esporre i propri beni e per effettuare la vendita. Pertanto, la rete non rappresenta altro che una modalità aggiuntiva per contattare i clienti.
Da ciò ne deriva l’assimilazione, ai fini Iva, alle vendite per corrispondenza.
Nel prosieguo si analizzerà il trattamento Iva delle operazioni in oggetto in differenti situazioni, in particolare:
  • vendite effettuate nei confronti di soggetti italiani;
  • vendite effettuate nei confronti di soggetti residenti in altri Stati membri dell’UE;
  • vendite effettuate nei confronti di soggetti residenti in Paesi extra-UE;
  • resi di merce.
2. Vendite effettuate nei confronti di soggetti residenti in altri Stati membri
Nel caso in cui il commercio elettronico indiretto avvenga nei confronti di soggetti residenti in altri Stati membri dell’Unione Europea dobbiamo distinguere due ipotesi:
  1. il cessionario è un soggetto passivo Iva in altro Paese comunitario;
  2. il cessionario è un privato residente in altro Stato membro.
Vendite effettuate nei confronti di soggetti passivi Iva
Se un soggetto italiano cede il bene a un soggetto passivo Iva UE e invia il bene stesso in un altro Paese UE si configura un’operazione intracomunitaria.
Di conseguenza si applicheranno tutte le disposizioni previste in materia di scambi intracomunitari previsti dal decreto legge n.331/93.
In particolare, l’operazione in oggetto sarà da considerarsi non imponibile in base al disposto dell’articolo 41 del citato decreto. Il cedente emetterà fattura non applicando l’imposta.
Per contro, il cessionario UE effettuerà un acquisto intracomunitario nel Paese di destinazione del bene, assoggettando l’operazione a Iva mediante il meccanismo del reverse charge.
Sia il cedente che il cessionario compileranno il modello Intrastat.

Vendite effettuate nei confronti di soggetti privati
Più complesso è il caso in cui il cessionario sia un privato consumatore residente in altro Stato membro. In una siffatta ipostesi, infatti, le cessioni dovranno scontare l’imposta nel Paese dell’acquirente, secondo le regole e le aliquote ivi applicabili.
Per poter fare ciò (assolvere gli obblighi Iva) il cedente italiano dovrà nominare un rappresentante fiscale in tale Paese. Ovvero identificarsi direttamente.
Quanto sopra esposto non si applica fintantoché le cessioni effettuate (verso privati) in un determinato Stato membro non abbiano superato nell’anno solare precedente o non superino nell’anno in corso l’importo complessivo di euro 100.000, ovvero la diversa soglia stabilita da ciascuno Stato membro.
Ciascuno Stato membro ha infatti la facoltà di determinare in via autonoma tale soglia, soglia che deve essere in ogni caso ricompresa nell’intervallo 35.000 – 100.000 euro.
Nel caso in cui le cessioni effettuate nell’anno precedente e anche nell’anno in corso non abbiano superato la predetta soglia il cedente nazionale applicherà l’imposta in Italia, eccezion fatta per i casi in cui, previa comunicazione al competente Ufficio Iva, non scelga di applicare l’imposta nel Paese di destinazione.
Il cessionario comunitario privato resterà pertanto inciso dell’imposta italiana applicabile in base alla tipologia di bene acquistato.
Diversamente, nel caso in cui il cedente nazionale abbia optato per l’applicazione dell’Iva nel Paese di destinazione:
  • l’operazione ha effetto fino alla revoca e in ogni caso per almeno tre anni;
  • l’operazione vale dal 1° gennaio dell’anno in corso, se esercita nella dichiarazione Iva relativa all’anno precedente;
  • l’operazione vale dal momento in cui viene esercitata, in caso di inizio attività;
  • la revoca dell’operazione va comunicata al competente Ufficio Iva.
L’articolo 14 del Regolamento (CE) n. 282/11 stabilisce invece cosa accade nel caso di superamento in corso d’anno delle soglie sopra indicate:
  • resta valida la disciplina applicata per le vendite effettuate nel periodo precedente il superamento;
  • la cessione che determina lo splafonamento va tassata a destino (momento in cui avviene il mutamento del trattamento dell’operazione);
  • le cessioni successive a quella che ha determinato lo splafonamento andranno tassate a destino.

Rag. Francesca Seniga
CMA Srl - Rag. Francesca Seniga Revisore Contabile


COMMENTI

michele
18/06/2012 12:45:41
Gent. rag. Seniga,
come si regola il caso in cui un venditore italiano venda on line in via indiretta ad un privato il quale risiede in italia ma chiede la spedizione all'estero? Trattasi di esportazione?
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