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Legge di stabilità: novità legali

Legge di stabilità: novità legali
Come ben noto, l’ultimo atto del quarto Governo Berlusconi è stato l’approvazione della Legge n. 142/2011, ovvero le “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato”, meglio nota come Legge di stabilità 2012.
La legge racchiude importanti novità in tema per la classe forense e, soprattutto, incide in maniera senz’altro rilevante in ordine alle disposizioni del processo civile.
Le principali modifiche al processo civile sono state apportate dagli articoli da 25 a 28, nei quali sono racchiuse norme dirette a renderlo più competitivo, introducendo così nuove disposizioni in materia di posta elettronica certificata, di riduzione dell'arretrato dei giudizi di appello e Cassazione, con incrementazione sostanziale dei costi vivi della giustizia (contributi unificati), nonché nuove regole per il giudizio di appello che vedono, in particolare, l’introduzione di una “multa” a carico della parte che propone un'inibitoria dell'efficacia esecutiva della sentenza inammissibile ovvero manifestamente infondata.
Con l’articolo 25 - pur non trattandosi, ormai, di una novità - è apprezzabile il portato delle modifiche che sottolinea la preferenza del legislatore per comunicazioni e notificazioni a mezzo posta elettronica certificata (PEC) anziché con raccomandata e/o telefax con conseguente riduzione di costi. In questa direzione troviamo una modifica che sarà da ricordare dell’articolo 125 codice procedura civile che prevede ora l’obbligo dell’avvocato di indicare negli atti l’indirizzo di posta elettronica certificata “comunicato al proprio ordine”.
Ancora più espressive della volontà di preferire le forme di comunicazioni elettroniche sono le modifiche previste all’articolo 136 codice procedura civile: le comunicazioni da parte del cancelliere dovranno essere fatte ricorrendo alla PEC e soltanto ove la legge disponga altrimenti oppure non sia possibile a mezzo telefax o tramite ufficiale giudiziario. Infine, viene disciplinata la possibilità per l’avvocato di eseguire personalmente le notificazioni a mezzo posta elettronica certificata in alternativa alla posta raccomandata secondo le modalità (anch’esse in parte modificate) della legge n. 53 del 1994.
Nel gruppo di norme relative ai costi del processo troviamo ancora una volta modifiche in materia di spese di giustizia: cambieranno nuovamente gli importi del contributo unificato.
Ecco allora che i contributi aumenteranno della metà «per i giudizi di impugnazione ed è raddoppiato per i processi davanti alla Corte di Cassazione».
Inoltre quando la parte diversa da quella che per prima iscrive la causa a ruolo, modifica la domanda, propone domanda riconvenzionale o formula chiamata in causa ovvero spiega intervento autonomo sarà tenuta al «contestuale pagamento di un autonomo contributo unificato determinato in base al valore della domanda proposta».
Importanti interventi sono stati effettuati anche in merito all’arretrato giudiziario.
Le misure adottate consistono nella previsione di una causa di estinzione del processo di appello o di Cassazione per una particolare forma di rinuncia al giudizio. Ed infatti, per i giudizi di legittimità relativi a sentenze pubblicate prima dell’entrata in vigore della legge n. 69 del 2009 e per i giudizi di appello pendenti da oltre due anni prima dell’entrata in vigore della futura legge di stabilità, la cancelleria dovrà avvertire le parti costituite «dell’onere di presentare istanza di trattazione del procedimento». Ove quell’istanza non sarà presentata da almeno una delle parti (che dovrà personalmente sottoscrivere l’istanza) le impugnazioni si intendono rinunciate.
Per il giudizio di appello è stata introdotta una novità in materia di inibitoria. Laddove l’istanza di inibitoria – anche nel rito del lavoro - dovesse essere inammissibile o manifestamente infondata «il giudice con ordinanza non impugnabile, può condannare la parte che l’ha proposta ad una pena pecuniaria non inferiore ad euro 250 e non superiore ad euro 10.000. L’ordinanza è revocabile con la sentenza che definisce il giudizio».
Peraltro, il legislatore chiarisce ancora una volta la sua scelta sempre più diffusa (nonostante i tentativi sempre più diffusi di ricondurre l’inibitoria alla disciplina del procedimento cautelare uniforme ammettendone la reclamabilità e/o la modificabilità o revocabilità) stabilendo – sulla falsariga del terzo comma dell’articolo 431 codice procedura civile  che l’ordinanza con la quale il giudice d’appello decide avrà la forma dell’ordinanza non impugnabile.
Inoltre, all’udienza chiamata per l’inibitoria potrebbe anche accadere che il giudice ritenga la “causa matura per la decisione” decidendola nel merito ai sensi dell’articolo 281-sexies codice procedura civile.
Viene, poi, prevista espressamente una «deroga» al principio di collegialità della trattazione dell’appello quanto alla fase istruttoria in quanto «il presidente del collegio può delegare per l’assunzione dei mezzi istruttori uno dei suoi componenti».
Resta da dire, infine, che verrà dettata una disposizione particolare relativa al contenzioso previdenziale stabilendo l’inappellabilità della sentenza che definisce il giudizio attivato per contestare le risultanze dell’accertamento tecnico preventivo obbligatorio previsto dall’articolo 445-bis codice procedura civile introdotto dal decreto legge n. 98 del 2011.
Da non tralasciare, inoltre, sono le importati novità introdotte con gli articoli 4 e 10 del testo approvato, contenenti alcune norme in tema di spese processuali, prescrizione dei diritti.
La legge di stabilità ha introdotto, infatti, un criterio di liquidazione delle spese processuali ogniqualvolta l'amministrazione si sia avvalsa, ai sensi dell'articolo 417-bis codice procedura civile, di propri funzionari per la propria difesa in giudizio. In relazione alla Responsabilità dello Stato per mancata attuazione diritto comunitario: il diritto al risarcimento si prescrive in 5 anni.
Un'altra disposizione che merita di essere ricordata è quella prevista nel comma 43 dell'articolo 4, in base al quale «la prescrizione del diritto al risarcimento del danno derivante da mancato recepimento nell'ordinamento dello Stato di direttive o altri provvedimenti obbligatori comunitari soggiace, in ogni caso, alla disciplina di cui all'articolo 2947 del codice civile e decorre dalla data in cui il fatto, dal quale sarebbero derivati i diritti se la direttiva fosse stata tempestivamente recepita, si è effettivamente verificato».
In altri e più chiari termini il legislatore ha voluto prevedere che il diritto al risarcimento del danno derivante dal mancata attuazione del diritto comunitario è soggetta al termine prescrizionale breve di cinque anni.

Importanti novità sono state introdotte in merito all’ordinamento forense (articolo 10 del DDL).
È stato infatti approvata la possibilità di costituire società di capitali per l'esercizio di attività professionali («è consentita la costituzione di società per l'esercizio di attività professionali regolamentate nel sistema ordini stico secondo i modelli societari regolati dai titoli V e VI del libro V del codice civile»).
Sarà dunque possibile costituire società tra professionisti. Il riferimento consentirà, quindi, di costituire società tra professionisti secondo tutte le tipologie di società, di persone e di capitali, oltre che le società cooperative e mutue assicuratrici. E, soprattutto, «la società tra professionisti può essere costituita anche per l'esercizio di più attività professionali», ammettendo peraltro l’ingresso nella società di soci con finalità di investimento.
Da ultimo, l'articolo 10, comma 12 interviene, ancora una volta, in materia di determinazione dei compensi dovuti dal cliente al professionista.
Ancora una volta perché, da ultimo, sul punto era intervenuto il decreto legge 138/2011 (cosiddetta "Manovra bis") che aveva previsto come criterio direttivo per la riforma degli ordinamenti professionali quello in base al quale «il compenso spettante al professionista è pattuito per iscritto all'atto del conferimento dell'incarico professionale prendendo come riferimento le tariffe professionali. E' ammessa la pattuizione dei compensi anche in deroga alle tariffe. Il professionista è tenuto, nel rispetto del principio di trasparenza, a rendere noto al cliente il livello della complessità dell'incarico, fornendo tutte le informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili dal momento del conferimento alla conclusione dell'incarico. In caso di mancata determinazione consensuale del compenso, quando il committente è un ente pubblico, in caso di liquidazione giudiziale dei compensi, ovvero nei casi in cui la prestazione professionale è resa nell'interesse dei terzi si applicano le tariffe professionali stabilite con decreto dal Ministro della Giustizia».
La determinazione dei compensi sarà pattuita liberamente, anche in deroga ai minimi tariffari, avendo previsto che «il compenso spettante al professionista è pattuito per iscritto all'atto del conferimento dell'incarico professionale».
Tutto ciò, però, non significa che le tariffe professionali vengano meno. Esse rimangono «operative» in caso di mancata determinazione consensuale del compenso, quando il committente è un ente pubblico, in caso di liquidazione giudiziale dei compensi (come nell'ipotesi di liquidazione delle spese a carico del soccombente), ovvero nei casi in cui la prestazione professionale e' resa nell'interesse dei terzi. 

Avv. Paolo Francesco Bruno

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