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I contratti di solidarietà: applicazione estesa agli studi professionali

del 31/10/2011

I contratti di solidarietà: applicazione estesa agli studi professionali
Come apparso sulla stampa specializzata a seguito di istanza presentata dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei consulenti del lavoro, la Direzione Generale del Ministero del Lavoro, con proprio parere, ha dato una corretta interpretazione della disposizione normativa di cui all’articolo 5, comma 5, decreto legge n. 148/1993, con riferimento alla possibilità di ricorrere ai contratti di solidarietà di tipo “B” da parte degli studi professionali.
Con l’interpello n. 33 del 9 agosto 2011, il Ministero del Lavoro fuga ogni dubbio sulla possibilità di ricorrere all’istituto dei contratti di solidarietà anche per gli studi professionali, chiarendo il campo di applicazione della legge sui contratti di solidarietà.
Infatti, il dubbio sull’applicabilità dell’istituto nasceva dal tenore letterale della norma che individuava i soggetti che potevano godere dei benefici: “Alle imprese che non rientrano nel campo dell’applicazione del trattamento CIGS e che, al fine di evitare o ridurre le eccedenze del personale nel corso della procedura di mobilità di cui all’articolo 24, legge 23 luglio 1991 n. 223, stipulano contratti di solidarietà viene corrisposto per un massimo di due anni un contributo pari alla metà del monte retributivo da esse non dovuto a seguito della riduzione dell’orario”.
Ovviamente, pur con una disanima non restrittiva e letterale della norma, risultava difficile e di dubbia interpretazione poter far rientrare gli studi professionali tra il novero delle “imprese”.
Il Ministero del Lavoro con questa recente pronuncia ha ritenuto opportuno richiamare l’interpretazione fornita dalla Corte di Giustizia delle Comunità Europee che, con sentenza del 16 ottobre 2003 nella causa C-32/02, ha precisato la nozione di datore di lavoro in senso ampio, non vincolato alla definizione d’imprenditore, bensì a “qualunque soggetto che svolge attività economica e che sia attivo in un determinato mercato”.
Ed è proprio sulla base di questa nozione “allargata” di datore di lavoro che il Ministero ha considerato possibile estendere l’ammortizzazione sociale del contratto di solidarietà anche agli studi professionali.
Va menzionato che tale interpretazione estensiva è peraltro in linea con quanto precedentemente riconosciuto dall’interpello n. 10 del 2011 in tema d’iscrivibilità nelle liste di mobilità del personale licenziato da studi professionali, ma soprattutto come risposta “positiva” alle problematiche che la crisi economica ha creato anche a settori di attività precedentemente non coinvolti da esuberi e riduzioni del personale, quali gli studi professionali.

Dott.ssa Caludia Nanti
Varnier & Associati
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