Consulenza o Preventivo Gratuito

Donne in pensione a 65 anni

del 26/09/2011

Donne in pensione a 65 anni

Con la Manovra d’estate bis, viene modificato quello che era stato precedentemente stabilito dal decreto legge n. 98/2011 convertito nella legge n. 111/2011, il quale aveva previsto un innalzamento graduale, per donne, dei requisiti anagrafici di accesso alla pensione di vecchiaia. Nello specifico questo innalzamento sarebbe dovuto decorrere dal 1 gennaio del 2020, per entrare definitivamente a regime nel 2032.
Nella versione approvata alla Camera il 14 settembre 2011 è stato anticipato l’innalzamento dal 2020 al 2014 che andrà a regime nel 2026.
Questo mini-anticipo porterà che nell’anno 2026 sia i lavoratori che le lavoratrici andranno in pensione alla stessa età, ossia 65 anni.
Quello che si verificherà a breve sarà che il requisito di età pari oggi a 60 anni per l’accesso alla pensione di vecchiaia verrà aumentato di un mese dal 1 gennaio 2014 (il requisito per lasciare il mondo del lavoro corrisponderà a 60 anni e un mese), di due mesi dal secondo anno, di tre mesi il terzo anno, di quattro mesi il quarto anno e di cinque mesi il quinto anno. A decorrere dal sesto mese l’aumento sarà più forte e sarà di sei mesi l’anno fra il 2019 e il 2025 per sommare gli ultimi tre mesi nell’anno 2026.
D’altro canto quest’ultimo provvedimento non è l’unico ad innalzare l’età pensionabile. Già la legge n. 122/2010 aveva introdotto un nuovo meccanismo volto ad aumentare l’età pensionabile parallelamente all’incremento del dato statistico della speranza di vita.
Il decreto legge n. 98/2011 ha stabilito che l’aggancio triennale dell’età pensionabile alla speranza di vita decorrerà dal 2013, differentemente da quanto originariamente previsto dalla precedente normativa, ossia dal 2014 o dal 2015. L’applicazione di questo ulteriore meccanismo significa che dal 2013 l’età pensionabile verrà aumentata di 3 mesi così come nel 2016, mentre nei trienni successivi passano a 4 mesi per tornare ad essere 3 mesi nel 2030.
Per effetto dell’applicazione di entrambi i meccanismi di calcolo previsti dalle citate disposizioni normative, una donna che aveva previsto di andare in pensione nel 2016 a 60 anni dovrà ritardare il momento del pensionamento a 61 anni, mentre una donna che pensava di accedere alla pensione di vecchiaia nel 2021 dovrà attendere l’età di 63 anni e 7 mesi.
Altro punto da ricordare riguarda la decorrenza della pensione di vecchiaia.
A quanto sopra illustrato si dovrà tener conto dello slittamento dovuto alle finestre a scorrimento o mobili.
In particolare, con decorrenza dal 1 gennaio 2011, tale decorrenza è fissata al tredicesimo mese successivo a quello di maturazione per i lavoratori dipendenti che sono elevati a 19 per i lavoratori autonomi.
Per quanto concerne le donne occupate nel pubblico impiego che oggi accedono alla pensione di vecchiaia al compimento del 61esimo anno di età, già dal 2012 scatterà per loro l’allineamento agli uomini con parificazione a quota 65 anni per la pensione di vecchiaia.

vota  

COMMENTI

Guido L.

18/08/2019 16:17:26

Giusto così! Infatti non si capiva perché le donne, che peraltro hanno una aspettativa di vita maggiore, dovessero andare in pensione prima degli uomini.

Alice R.

18/08/2019 16:17:26

Con questa precarietà non percepiremo la pensione nemmeno a 65 anni!

Federico O.

18/08/2019 16:17:26

Per Guido L. da padre di famiglia sono dell'idea opposta, per le donne bisognava quantomeno accompagnare questo "allineamento" con contropartite serie (la possibilità di prendere più aspettativa, più permessi per crescere i propri figli, ecc..)
Perchè se non facciamo bambini chi ci paga la pansione?

Con l'inserimento dei miei dati dichiaro di aver preso visione ed accettato il Trattamento dei Dati