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La violazione delle regole di comportamento nei contratti di intermediazione finanziaria

del 06/05/2011

La violazione delle regole di comportamento nei contratti di intermediazione finanziaria

Già la l. n.1 del 1991 (c.d. legge Sim) sulla disciplina dei mercati finanziari conteneva tassative regole di informazione, tanto da prevedere obblighi informativi diretti non solo dalle imprese ai risparmiatori, ma anche dai risparmiatori alle imprese, al fine di mettere quest’ultime in condizione di servire al meglio l’interesse del cliente e, di conseguenza, tutelare l’integrità del mercato.
L’art. 21 TUF stabilisce che gli intermediari finanziari devono :

  1. comportarsi con diligenza, correttezza, trasparenza, nell’interesse dei clienti e per l’integrità dei mercati;
  2. devono acquisire le informazioni necessarie dai clienti e operare in modo che essi siano sempre adeguatamente informati. In particolare la disposizione in commento prevede il dovere per l’intermediario finanziario di comportarsi con diligenza, correttezza e professionalità sia nella fase che precede la stipulazione del contratto di intermediazione finanziaria, sia nella fase esecutiva dello stesso.

Tuttavia, necessita precisare, che la disciplina post MIFID (Markets in Financial Instruments Directive – direttiva 2004/39/Ce) prevede, a differenza del passato, la diversificazione delle informazioni fornite dal cliente sulla base del servizio di investimento.
Una prima tipologia è quella dei contratti diversi dalla gestione di portafogli e dalla consulenza (art.41 reg. intermediari) per cui la richiesta del cliente è finalizzata semplicemente alla valutazione del servizio richiestogli.
Altra tipologia ha ad oggetto i servizi di esecuzione, ricezione e trasmissione di ordini; in tal caso il prestatore, poiché si tratta di strumenti finanziari non complessi, è tenuto alla mera esecuzione (c.d. execution only) di servizi per il cliente e non, invece, a particolari adempimenti di ordine informativo.
Diversamente, nell’attività di consulenza in materia di investimenti, la discrezionalità dell’intermediario diventa determinante ai fini della corretta formazione del volere contrattuale del consumatore, poiché è necessario che facciano presente al cliente i rischi che l’operazione finanziaria comporta, le eventuali perdite, nonché l’adeguatezza delle operazioni (c.d. suitability rule).
Ed è proprio quest’ultimo settore che pone non pochi problemi dal punto di vista del profilo rimediale.
Infatti, seppur configurandosi quali disposizioni di natura indiscutibilmente imperativa, l’eventuale inosservanza degli obblighi informativi non incide sulla validità del contratto, ex art. 1418, 1° comma, c.c..
Quanto detto è perfettamente in linea con quanto disposto dalle Sezioni Unite (c.d. sentenza Marziale del 2005 e la c.d. sentenza Rodorf del 2007) che, deludendo le aspettative della dottrina, hanno escluso del tutto che la violazione dei doveri d’informazione a carico degli intermediari finanziari, nonché la corretta esecuzione delle operazioni che la legge pone a carico dei soggetti autorizzati alla prestazione di servizi di investimento finanziario, dia luogo a nullità virtuale ex art. 1418, 1° comma, c.c..
La pronunzia delle Sezioni Unite cui è stato affidato il compito di stabilire se il comportamento tenuto dall’intermediario finanziario possa dar luogo o meno a nullità, infatti, esclude l’applicabilità della sanzione in commento salvo il caso in cui si presupponga vi sia stata violazione di una regola di comportamento che a sua volta concerna la struttura o il contenuto del contratto, poiché quello che deve necessariamente avere rilievo è il principio per il quale “la contrarietà a norma imperativa prevista è del contratto e non di un comportamento antecedente o successivo alla sua conclusione”.
Ebbene, indiscutibilmente, viene confermata la tesi per cui la semplice violazione di regole di comportamento – quale adempimento dell’obbligo d’informazione – non conduca alla nullità del contratto – quando questa non sia espressamente prevista dalla norma - bensì al risarcimento del danno per responsabilità a carico del professionista inadempiente.
Così argomentato, il principio di non interferenza tra regole di validità e regole di comportamento intravede la possibile compatibilità tra la responsabilità precontrattuale e la conclusione di un contratto valido.
Infatti, la previsione di un obbligo risarcitorio così configurato, potrebbe apparire il giusto “compromesso” tra la tutela alla libera determinazione del consenso e la valutazione della condotta illecita di colui che lede il diritto ad una pratica commerciale onesta, se si osserva come la violazione delle norme di comportamento in fase precontrattuale, ove non sia espressamente stabilito dalla legge, non determina nullità del contratto, bensì responsabilità a carico dell’inadempiente, ergendo, in tal modo, la buona fede quale specificazione del dovere di solidarietà enunciato dall’art.2 Cost..
Pertanto, in deroga al vecchio principio di diritto comune per cui la valida conclusione di un contratto, sana eventuali anomalie nella formazione del regolamento d’interessi, l’omissione informativa, quale pratica commerciale sleale, introduce la possibile compatibilità tra la stipula di un contratto valido e la responsabilità precontrattuale, comportando il conseguente diritto al risarcimento del danno.

Dott.ssa Marta Anna Belgiovine
Responsabile Centro Studi Loconte & Partners Studio Legale e Tributario

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