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Collegato lavoro tra luci e ombre

del 25/01/2011

Collegato lavoro tra luci e ombre

Le norme contenute nel ‘collegato lavoro’ hanno accorciato i termini temporali utili per poter contestare eventuali licenziamenti illegittimi. E’ infatti scaduta il 23 gennaio scorso la possibilità per i lavoratori di scegliere se impugnare o meno l'eventuale licenziamento irregolare o il mancato rinnovo contrattuale. Le disposizioni della legge 183/2010 riducono, inoltre, l'ammontare del risarcimento per il lavoratore assunto illecitamente con un contratto a termine. Due importanti motivi di critica da parte dei sindacati, Cgil in testa, secondo cui il collegato lavoro ha così determinato una sanatoria al rovescio “perché tanti precari non verranno a sapere in tempo che i termini sono cambiati”, e un'impennata del contenzioso, “l'esatto contrario di quanto il governo dichiara di voler perseguire” con l'allargamento del ricorso all'arbitrato.
La legge, volta a riorganizzare gli enti, modificare la disciplina dei congedi, delle aspettative e dei permessi e adottare misure contro il lavoro sommerso, prevede in effetti diverse novità, in sintesi:

  • mobilità: “in caso di conferimento di funzioni statali ad altri enti – si legge in Gazzetta Ufficiale – si applica l'articolo che regolamenta il tema delle eccedenze di personale”. Che impone come limite massimo 3 anni, al termine dei quali, in assenza di riassorbimento all'interno di un'altra amministrazione scatta il licenziamento;
  • part-time: aumenta il potere discrezionale delle amministrazioni che entro 180 giorni dall'entrata in vigore della legge possono ridiscutere tutti i part-time già concessi;
  • pensionamento a 70 anni: è prevista la possibilità per i medici pubblici e i dirigenti sanitari di andare in pensione, su propria istanza, a 70 anni di età (è stata cancellata la possibilità di restare in servizio al massimo fino a 67 anni di età);
  • conciliazione: cancellato l'obbligo di tentativo di conciliazione nelle controversie e il prestatore di lavoro può decidere se ricorrere all'arbitrato preventivamente;
  • legge 104: per l'assistenza ai portatori di handicap – salvo per i figli in condizione di handicap grave – il diritto ai permessi è riconosciuto a una sola persona.

a cura della Redazione

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