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La tutela del diritto all'immagine

del 30/07/2010

La tutela del diritto all'immagine



La tutela del diritto all’immagine, forma del risarcimento e criteri di individuazione dell’autorità competente.
Ogni individuo ha il diritto ad essere riconosciuto e giudicato per le posizioni assunte nei rapporti sociali. Ovvero ha diritto a non vedere lesa l’integrità della propria immagine sociale. Ne deriva che ognuno ha la possibilità di escludere l’uso non autorizzato, sotto forma di esposizione pubblica, riproduzione e commercializzazione, della propria immagine.


Tale tutela è dettata, in primo luogo, dall’art. 2043 del codice civile; ad integrazione di tale disposizione vi è l’art. 96 della Legge n. 633 del 1941 (legge sul diritto di autore), il quale dispone che non può essere realizzato, esposto o messo in commercio il ritratto di una persona senza l’autorizzazione di quest’ultima.

Tale articolo, pertanto, individua nel consenso dell’interessato l’elemento che esime dalla responsabilità civile il soggetto che espone, riproduce o mette in commercio l’immagine altrui.

Dal dettato della predetta norma, che parla di esercizio del consenso, si evince che non è sufficiente una semplice dichiarazione unilaterale (liberatoria) della persona ritratta, ma deve essere stipulato un vero e proprio contratto ex art. 1321 c.c., la cui forma, nel silenzio normativo, potrà essere indifferentemente scritta o tacita.
Può prescindersi da tale consenso solo nei casi contemplati all’art. 97 della Legge n. 633 del 1941.

Va, inoltre, precisato che la tutela del diritto all’immagine è svincolta dall’eventuale lesione all’onore, alla reputazione o al decoro che derivi dall’esposizione, riproduzione e commercializzazione che vanno, difatti, considerate vietate nonostante non abbiano prodotto alcuna lesione al riguardo.

Dall’abusivo sfuttamento dell’immagine altrui, deriva il diritto della persona lesa ad essere risarcita del danno subito.
Il danno risarcibile, in questo caso, può essere considerato non solo sotto il profilo risarcitorio, ma anche sotto quello restitutorio.

Difatti, l’illecita pubblicazione dell’immagine altrui obbliga al risarcimento dei danni patrimoniali che consistono nel pregiudizio economico che la vittima abbia risentito dalla pubblicazione e di cui abbia fornito la prova. Tutttavia, qualora non possono essere dimostrate specifiche voci di danno, la parte lesa può far valere il diritto al pagamento di una somma corrispondente al compenso che avrebbe presumibilmente richiesto per dare il suo consenso alla pubblicazione dell’immagine. Tale somma va poi determinata in via equitativa, ex art. 2056 c.c., con rifermento al vantaggio economico conseguito dall’autore dell’illecita pubblicazione e ad ogni altra circostanza congruente con lo scopo della liquidazione, tenendo conto, in particolare dei criteri enunciati dall’art. 158, II comma, della Legge n. 633 del 1941 (C. Cass. n. 12433 del 2008).

Pertanto, il danno risarcibile viene determinato dall’ingiustificato risparmio di spese o dall’ingiustificato arricchimento dell’utilizzatore e dal conseguente ingiustificato spostamento di ricchezza.

Per azionare il proprio diritto, qualora la diffusione dell’immagne sia avvenuta a mezzo stampa, la persona offesa potrà adire “il giudice del luogo ove è avvenuta la prima diffusione del giornale, che coincide con il luogo dove il quotidiano è stato stampato, ovvero quello ove è sita la tipografia dalla quale gli stampati sono usciti per essere distribuiti e messi in circolazione” (C. Cass. Pen. n. 7259/2005).

Qualora, invece, la diffusione sia avvenuta a mezzo internet o televisione sarà competente “il giudice del luogo in cui ha il proprio domicilio la persona lesa dall’abusiva diffusione, essendo questo il luogo in cui la persona vive e opera e costruisce la sua immagine, in sostanza dove svolge la propria personalità e quindi dove si verifica l’effettivo pregiudizio”(Cass. SS.UU. pen. n. 21661/2009).

Rosa Vitale - Avvocato in Napoli
del Plato & Associati – Studio Legale Associato

02/08/2010

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