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Mazzette per funzionario della PA: il reato è concussione

del 21/12/2010

Mazzette per funzionario della PA: il reato è concussione

Il comportamento di colui che, anche se estraneo alla P.A., chiede denaro per agevolare una pratica in qualità di nuncius di un terzo funzionario pubblico, integra il reato di concussione. Questa la sostanza della sentenza n. 44088 della Cassazione secondo cui deve escludersi il reato di truffa aggravata sostenuto invece dalla difesa. Nel caso in esame l’imputato chiedeva somme di denaro agli assicurati Inps promettendo il riconoscimento del diritto alla pensione di invalidità, per versare poi le cifre raccolte al funzionario preposto all’istruzione della pratica. La Corte ha respinto l’ipotesi di truffa aggravata, sostenuta dal mancato contatto delle persone offese con il pubblico ufficiale, stabilendo che “la distinzione tra il reato di concussione per induzione e quello di truffa aggravata ex art. 61, n. 9 cod. pen. risiede nelle modalità dell’azione messe in atto dal pubblico ufficiale: deve ravvisarsi corruzione tutte le volte che l’abuso della qualità o della funzione pubblica assuma preminente importanza prevaricatrice che induca il soggetto passivo all’ingiusta dazione ch’egli sa non essere dovuta; deve ravvisarsi invece il reato di truffa aggravata quando la qualità o la funzione del pubblico ufficiale concorra secondariamente alla determinazione della volontà del soggetto passivo, che viene convinto con artifizi o raggiri a una prestazione ch’egli crede dovuta. Nel caso concreto – ha precisato la Corte - è stato commesso il delitto di concussione, perché – come bene illustra la sentenza impugnata – alle vittime veniva rappresentato che il funzionario preposto all’istruzione della pratica avrebbe riconosciuto il diritto alla pensione soltanto se gli fosse stata corrisposta una consistente somma di danaro. E, a dimostrazione del fatto che la richiesta indebita proveniva effettivamente dal pubblico ufficiale, gli imputati esibivano la pratica pendente, che il correo abusivamente prelevava dell’ufficio cui era preposto. In altre parole le vittime pagavano perché costrette dell’illecita pressione esercitata dal ricorrente che agiva quale nuncius di un pubblico ufficiale bene identificato, nella consapevolezza che le somme versate non erano dovute. Pertanto la qualifica data al fatto è corretta”.

a cura della Redazione

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