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L'origine dei prodotti non vincola

del 14/12/2010

L'origine dei prodotti non vincola

L'imprenditore, che produce o importa o commercializza non è tenuto a indicare sul prodotto il luogo in cui esso è stato fabbricato. Un tale obbligo non potrebbe essere previsto unilateralmente da uno stato membro (dell'Unione europea, ndr). Sussiste invece l'obbligo di non dare un'indicazione falsa o fallace, nel caso in cui l'imprenditore decida di indicare che il luogo di fabbricazione, ai sensi del codice doganale europeo, è in Italia”. Parola della Cassazione che, con una interessante sentenza (la n. 37818/2010), ha spiegato come (in base all'articolo 4, comma 49, della legge 350/2003) per l'azienda “non esiste un obbligo di indicare sul prodotto il luogo in cui esso è stato fabbricato”. A darne notizia è una circolare di Assonime sul made in Italy, la n. 39 del 9 dicembre 2010.
Il caso. Tutto nasce da una sentenza del Tribunale di Genova, confermata in appello, che ha condannato un imprenditore a due mesi di reclusione per violazione dell'articolo 4, comma 49 della legge n. 350/2003 e dell'articolo 517 del codice penale, per avere importato e commercializzato con la dicitura ‘Vera Pelle Italy’ portafogli confezionati in Cina con pelle prodotta in Italia. All'importatore venne contestato che la scritta impressa sulla pelle poteva trarre in inganno l'acquirente. E non era sufficiente l'apposizione di un cartellino adesivo con l'indicazione del luogo di fabbricazione (‘made in P.R.C.’). Per la stessa Corte d'appello, il reato sussisteva perché, accanto all'indicazione, di per sé veritiera (si trattava di pelle italiana), non veniva resa subito percepibile l'informazione sul luogo di confezionamento del prodotto. Anche perchè, secondo la corte, l'espressione ‘made in P.R.C.’ non risulta facilmente comprensibile e, comunque, una simile indicazione del luogo di fabbricazione avrebbe dovuto essere stampigliata sul prodotto. Come la scritta ‘Vera Pelle Italy’. E non apposta su un adesivo, rimovibile. Di diverso avviso la Cassazione, che ha annullato la sentenza impugnata sulla base di tre considerazioni. Primo, la scritta sui portafogli, non è né falsa né fallace, ma corrispondente al vero per la provenienza della pelle. Secondo, la scritta non dà informazioni, neanche indirette, sul luogo di fabbricazione. Terzo, l'imputato non ha usato il marchio ‘made in Italy’ e non ha fornito false indicazioni sul luogo di fabbricazione. Anzi, pur non essendo obbligato, ha posto sui prodotti un cartellino che indica il vero luogo di fabbricazione.

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