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Pensioni, la perequazione è all'1,4%

del 02/12/2010

Pensioni, la perequazione è all'1,4%

Ufficializzato l'1,4% in più della cosiddetta perequazione automatica delle pensioni 2011. Lo stabilisce il decreto interministeriale (economia-lavoro) del 19 novembre, pubblicato nella G.U. del 29 novembre. Il precedente aumento risale al gennaio 2010, nella misura provvisoria dello 0,7%, valore successivamente confermato, come di legge nello stesso provvedimento ministeriale. Ciò vuol dire che quest'anno non occorre procedere ad alcun conguaglio. L'indice definitivo dell'inflazione 2010 si potrà naturalmente conoscere solo a fine dicembre. Nel frattempo gli enti devono prepararsi al rinnovo dei mandati di pagamento per il 2011, sulla base del dato provvisorio dell'1,4% indicato nel suddetto decreto interministeriale. L'aumento del 2011 sarà particolarmente contenuto per gli assegni medio-alti, in quanto il 31 dicembre scade il triennio che stabiliva l'aggiornamento pieno (100% dell'Istat) dei trattamenti d'importo sino a 2.305 euro.
Pensioni minime. Con l'incremento dell'1,4% l'importo del trattamento minimo sale da 460,97 a 467,43 al mese. Con l'aggiornamento Istat, sale anche l'assegno sociale, la rendita assistenziale corrisposta agli ultrasessantacinquenni privi di altri redditi, introdotta dalla riforma Dini (legge n. 335/1995) in sostituzione della vecchia pensione sociale: passa da 411,53 a 417,30 euro al mese. Mentre la pensione sociale, ancora prevista per i titolari della stessa al 31 dicembre 1995, raggiunge 343,90 euro al mese.
Superiori al minimo. Per le pensioni d'importo superiore al trattamento minimo, l'aliquota percentuale di aumento si applica a scalare, secondo determinate fasce d'importo. Al riguardo occorre ricordare l'art. 5, comma 6, della legge n. 127/2007 (il provvedimento che ha deciso la 14� mensilità per i pensionati meno abbienti con più di 65 anni) stabilisce che: "Per le fasce di importo dei trattamenti pensionistici comprese tra 3 e 5 volte il trattamento minimo Inps, l'indice di rivalutazione automatica delle pensioni è applicato, per il triennio 2008-2010, secondo il meccanismo stabilito dall'articolo 34, comma 1, della legge 23 dicembre 1998, n. 448, nella misura del 100 per cento". In parole più semplici, questo significa che nel triennio 2008-2010 gli aggiornamenti hanno avuto il seguente andamento: 100% dell'indice Istat sull'importo mensile sino a 5 volte il trattamento minimo e 75% sulla quota mensile eccedente 5 volte l'importo del trattamento minimo. Nel 2011, in assenza di un apposito intervento legislativo, si ritorna quindi al passato, e cioè aggiornamento del:

  • 100% sull'importo mensile sino a 3 volte il trattamento minimo Inps;
  • 90% sulla quota mensile compresa tra 3 e 5 volte il trattamento minimo;
  • 75% sulla quota mensile eccedente 5 volte l'importo del trattamento minimo.

Di conseguenza, l'aumento per l'anno prossimo sarà così articolato:

  • 1,4% (ossia l'aliquota intera) sulla fascia di pensione mensile sino a 1.382,91 euro, il triplo del minimo di dicembre 2010;
  • 1,26% (90% dell'incremento) sulla fascia compresa tra 1.382,91 e 2.304,85 euro, cinque volte il minimo 2010;
  • 1,05% (75% dell'aliquota di aumento) sulla quota mensile eccedente 2.304,85 euro, cinque volte il minimo 2010.

Il vecchio milione. Chi beneficia dell'aumento previsto dalla Finanziaria 2002 (art. 38 della legge 448/2001) che a suo tempo ha consentito di riscuotere 516,46 euro (il famoso milione di lire al mese del precedente governo Berlusconi), nel 2011 incasserà 603,87 euro. L'anno prossimo l'ex milione, che ricordiamo spetta agli ultrasettantenni (o ultrasessantenni se invalidi totali), verrà attribuito a condizione che l'interessato non consegua redditi propri d'importo superiore a 9.624,03 euro. Se si tratta di soggetto coniugato è inoltre necessario che il reddito, cumulato con quello del coniuge, non superi i 15.048,93 euro. A tal fine si considerano i redditi di qualsiasi natura, compresi quelli esenti da Irpef, con esclusione della casa di abitazione.

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