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Secondo i dati della Cassa forense l'avvocatura è in fase di proletarizzazione avanzata

del 25/11/2010

Secondo i dati della Cassa forense l'avvocatura è in fase di proletarizzazione avanzata

I proletari dell'avvocatura avanzano. L'espressione, coniata lo scorso anno da Michele Proietti, vicedirettore generale della cassa nazionale di previdenza forense, ben si adatta anche all'ultima fotografia scattata dall'ente pensionistico sui redditi del 2009 dei legali italiani. Un professionista con meno di 34 anni, infatti, dichiara delle entrate annue pari a 21.160 euro, che al netto delle tasse e dei contributi diventano 14.517, il che significa che il guadagno mensile si attesta sui 1.210 euro. Si riconferma, inoltre, un altro allarmante fenomeno che era stato riscontrato esaminando i guadagni del 2008: gli avvocati della Penisola viaggiano ormai a due velocità, con le giovani generazioni (chi ha meno di 45 anni e rappresenta il 57% dei 156.337 iscritti alla cassa) che riescono a raggiungere livelli finanziari 2,2 volte più bassi dei professionisti adulti, laddove i primi dichiarano in media 34.095 euro l'anno ed i secondi procedono spediti con 75.465; tirando le somme, la media annuale di reddito è di 49.807 (-1,1% rispetto all'anno precedente). Marco Ubertini, presidente dell'istituto, non ha nascosto, durante la conferenza di presentazione dei dati, nei giorni scorsi a Roma, che la condizione di sofferenza in cui versano i nuovi colleghi rappresenta una spina nel fianco, a cui bisogna urgentemente porre rimedio. Se, infatti, la crisi danneggia principalmente chi ha iniziato da poco la carriera forense, sui numeri diffusi aleggiano anche "gli effetti della legge Bersani sulle liberalizzazioni (la riforma della professione, attualmente all'esame del Senato, tuttavia, cancella molti punti di quella norma, reintroducendo le tariffe come indice degli onorari minimi e massimi, ndr), poiché, ha sostenuto, con le parcelle ridotte ben sotto i minimi a cui eravamo abituati, si è innescato il perverso meccanismo del �prendere o lasciare. E molti giovani avvocati sono stati costretti a sottomettersi". Un gioco al ribasso che, al contrario, il professionista affermato può permettersi di rifiutare, ma che un 'novizio' del foro, anche a causa della diminuzione degli incarichi, frutto della congiuntura negativa, non snobba. Ma tutto questo quanto può durare? A questa domanda i vertici della cassa hanno allargato le braccia, e hanno sottolineato come "i problemi dei giovani sono di prospettiva", perché ci vuole tempo per consolidare la clientela ed il fatturato, "altrimenti, dopo una serie di tentativi, si arriva a 40 anni e ci si cancella dall'albo". I lavori del XXX convegno della cassa, a Genova, comprenderanno anche l'analisi dei possibili interventi da mettere in campo per il sostegno al reddito delle fasce più svantaggiate dell'avvocatura (giovani, donne che vanno in maternità e anziani non autosufficienti in lungodegenza). "È un tasto molto caro anche al ministro Maurizio Sacconi quello del cosiddetto welfare avanzato", ha proseguito Ubertini, "e noi, non potendo disporre di una cassa integrazione come accade, invece, per i notai, siamo orientati a potenziare alcuni istituti di assistenza che già esistono nello statuto dell'ente. Qualcosa, comunque, faremo". E, in attesa di conoscere le mosse della cassa, vale la pena di gettare un'altra occhiata sull'evoluzione del reddito della categoria, perché in alcune (inaspettate) aree del paese l'attività degli avvocati sembra aver ingranato la giusta marcia. È il caso dei distretti di due città meridionali, Catanzaro e Potenza, in cui dal 2008 al 2009 le entrate sono salite rispettivamente del 5% e del 6,1%, performance che l'ente ha lodato pubblicamente. Al contrario, è stato evidenziato il passo falso della Lombardia (Milano -2,7%, Brescia -4,4%), del Piemonte (Torino -1,2%) e della Toscana (Firenze -2,9%). Luci ed ombre, dunque, nell'Italia dei professionisti che provano a uscire dalle secche della crisi. E la cassa forense, "con i suoi dati di bilancio tecnico positivi, anche grazie alla gestione prudente", ha precisato Ubertini, intende lavorare per colmare gli squilibri, garantendo l'erogazione delle pensioni da qui ai prossimi trent'anni.

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