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Università, ricerca a zero Irpef

del 23/11/2010

Università, ricerca a zero Irpef

La ricerca universitaria non paga tasse. Le borse di studio attribuite dalle università per attività di ricerca post lauream, infatti, sono esenti dall'Irpef, anche quando non subordinate alla frequenza di dottorati di ricerca. Lo precisa l'Agenzia delle entrate nella risoluzione n. 119 di ieri. Inoltre, con la risoluzione n. 120, sempre ieri, l'Agenzia ha ritenuto esenti da Irpef pure i voucher conciliativi, vale a dire i buoni (contributi) assegnati dagli enti locali alle famiglie per acquistare servizi di assistenza familiare, al fine del reinserimento nel mondo del lavoro.
Borse di studio senza Irpef. Con la prima risoluzione, l'Agenzia scioglie alcuni dubbi in merito al campo di applicazione della norma (articolo 6, comma 6, della legge n. 398/1989) che prevede alcune ipotesi di esenzione delle somme percepite "a titolo di borsa di studio o di assegno, premio o sussidio per fini di studio o di addestramento professionale". Somme che, altrimenti, ai sensi dell'articolo 50 del Tuir, sarebbero da qualificare come redditi assimilabili a quelli di lavoro dipendente e, come tali, da assoggettare ad Irpef. I dubbi, in particolare, sono stati sollevati circa la presunta limitazione, di tale esenzione, alle sole borse di studio assegnate ai dottorandi. L'Agenzia precisa che l'esenzione riguarda tutte le borse di studio erogate da università e istituti di istruzione universitaria per:
- la frequenza dei corsi di perfezionamento e delle scuole di specializzazione;
- i corsi di dottorato di ricerca;
- lo svolgimento di attività di ricerca post dottorato;
- la frequenza di corsi di perfezionamento all'estero.

Questo significa, dunque, che il regime di esenzione si riferisce sia alle borse di studio assegnate ai dottorandi, sia a quelle assegnate, più genericamente, per attività di ricerca post lauream. Peraltro, precisa infine l'Agenzia con specifico riferimento alla richiesta di chiarimento, anche nel caso in cui la norma istitutiva delle borse di studio risultasse inserita in un provvedimento che disciplina un corso di dottorato, tale circostanza non costituirebbe un limite per l'applicazione e il riconoscimento della piena esenzione Irpef.
Voucher conciliativi. Nella seconda risoluzione (n. 120/2010), l'Agenzia precisa il regime fiscale applicabile ai cosiddetti voucher di conciliazione. In pratica questi 'buoni' sono esenti da Irpef quando assegnati al cittadino che ne beneficia (sotto forma di contributo per il servizio di assistenza familiare); pagano l'Irpef (cioè diventano 'reddito') allorché finiscono nelle mani del soggetto che eroga il predetto servizio. Il voucher di conciliazione, nel caso esaminato dall'Agenzia erogato da un ente locale (provincia), è uno strumento che consente al destinatario, persona fisica, di acquisire un servizio di assistenza familiare. Per esempio la cura di anziani e/o di minori, così da permettere al destinatario di meglio conciliare i fabbisogni formativi e/o le esigenze lavorative con quelle dei propri familiari. Si tratta, dunque, di un titolo di spesa (di un contributo) che può essere utilizzato per acquistare direttamente specifici servizi alla persona o per usufruire di questi servizi disponibili presso strutture inserite in appositi cataloghi provinciali. Secondo l'Agenzia, come si accennava, le somme che l'ente locale (nel caso in esame l'amministrazione provinciale) rimborsa direttamente al destinatario (cittadino) cui è assegnato non sono riconducibili ad alcuna delle ipotesi o categorie reddituali. Pertanto non vanno assoggettate a tassazione, ossia sono esenti dall'Irpef. Diversamente, se le medesime somme sono liquidate dall'ente locale direttamente al soggetto che ha erogato il servizio di conciliazione, gli importi assumono la qualifica di redditi di lavoro autonomo o d'impresa a seconda dell'attività esercitata. In questo caso, quindi, le somme del voucher sono da assoggettare all'imposta (Irpef).

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