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Cassazione: no agevolazioni senza spese documentate

del 25/10/2010

Cassazione: no agevolazioni senza spese documentate

Lo studio professionale che non è in regola con le norme sulla sicurezza non ha diritto alle agevolazioni fiscali sulle relative spese. Non solo. È legittima l'ispezione della Guardia di finanza nella quale viene chiesta la valutazione dei rischi.
È quanto sancito dalla Corte di cassazione che, con la sentenza n. 21698 del 22 ottobre 2010, ha respinto il ricorso di uno studio legale associato che, durante un'ispezione delle Fiamme Gialle, non aveva fornito (pur avendo inserito in bilancio il credito di imposta per le spese di sicurezza dei lavoratori) né il documento attestante la valutazione dei rischi né la nomina del responsabile della sicurezza.
La vicenda riguarda un grosso studio legale di Tivoli che “non era stato in grado di esibire alla Guardia di finanza la documentazione concernente la normativa sulla sicurezza sul lavoro”.
Per questo l'ufficio delle entrate gli aveva notificato la revoca del credito di imposta detratto in compensazione per il 2001 e il 2002.
L'associazione professionale aveva impugnato l'atto fiscale di fronte alla commissione tributaria provinciale ma aveva perso. Stessa sorte in secondo grado: la commissione tributaria regionale del Lazio aveva confermato la pronuncia di primo grado. A questo punto gli avvocati hanno fatto ricorso in Cassazione ma ancora una volta senza successo. La sezione tributaria ha negato il diritto al credito fiscale perché, ha motivato in fondo alla lunga sentenza, “si rilevano del tutto prive di conferenza le contestazioni dello studio legale circa il carattere formale e non sostanziale della violazione contestata ovvero sull'inesistenza del potere dei dipendenti dell'Agenzia di effettuare l'accertamento delle violazioni afferenti le prescrizioni sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori o al carattere definitivo dell'accertamento”. In realtà, hanno aggiunto i giudici, gli avvocati non hanno contestato “la materiale inesistenza della condizione della formazione dell'autocertificazione” o meglio dell'attestazione scritta del datore di lavoro che si assume la responsabilità di aver effettuato la valutazione dei rischi e soprattutto di aver adempiuto agli obblighi ad essa collegati. Tutti requisiti, questi, “indispensabili” secondo la legge per ottenere il credito di imposta vantato nella dichiarazione dei redditi, “solo sulla quale inesistenza – ha concluso il Collegio di legittimità – è fondata la pretesa fiscale”, impugnata in questa sede dallo studio associato.
Insomma la decisione depositata dalla commissione tributaria regionale del Lazio ha finito coll'essere un verdetto senza appello per l'associazione dei professionisti che speravano di ottenere una vittoria in Cassazione puntando il dito contro l'ispezione degli agenti del fisco su una materia, la sicurezza del lavoro, di norma estranea alle loro competenze.
Anche la Procura generale della Suprema corte, nell'udienza svoltasi lo scorso 22 giugno al Palazzaccio aveva sollecitato di respingere il ricorso degli avvocati.

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