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Monitoraggio delle attività possedute all'estero

del 02/09/2015

Da anni l’agenzia delle entrate sta svolgendo un’attività volta a censire i patrimoni immobiliari e mobiliari posseduti all’estero dal contribuente italiano. A tal proposito, si richiede la compilazione di un quadro in dichiarazione dei redditi, RW. La compilazione di tale quadro non influenza in alcun modo i saldi delle imposte a debito che emergono in sede di dichiarazione dei redditi, anche se, comunque, comportano la determinazione di somme da versare, come vedremo in seguito.

I soggetti tenuti al citato monitoraggio fiscale sono:
1) le persone fisiche.
2) gli enti non commerciali.
3) le società semplici. 

Sono esonerati:
1) Gli enti commerciali.  
2) società di persone e di capitali.
3) cittadini esteri domiciliati in Italia.
Relativamente al precedente punto2) si richiama l’attenzione alle successive precisazioni in merito al così detto “titolare effettivo” più sotto indicate. ll citato adempimento ha lo scopo di individuare la detenzione all’estero di investimenti, sia a titolo di proprietà o di un qualunque altro diritto reale, esempio usofrutto. Non rileva in alcun modo la modalità di acquisizione degli stessi. Nel caso di più diritti reali, ad esempio nuda proprietà - usofrutto- comproprietà, tutti i soggetti dovranno procedere alla dichiarazione.

Particolare attenzione deve essere riposta sul “titolare effettivo”, nel caso di società, fondazioni o trust, tale criterio è soddisfatto in presenza di una partecipazione di almeno il 25% del capitale sociale e sarà quindi tale soggetto a procedere alla compilazione del quadro in dichiarazione dei redditi.

I dati da dichiarare sono suddivisi in due macrogruppi:
1) attività finanziarie. 
2) attività immobiliari. 

Nel primo gruppo vi rientrano:
1) partecipazioni in società estere.
2) titoli.
3) conti correnti bancari.

Il secondo gruppo comprende:
1) immobili di qualunque tipo e natura.
2) Imbarcazioni.
3) opere d’arte e mobilio di rilevante valore.

I conti correnti bancari non vanno monitorati se non hanno superato un valore giacente di €10.000 nel corso dell’anno, indipendentemente dal numero di operazioni effettuate. Come anticipato, la dichiarazione di tali valori non comporta ricalcoli in sede di IRPEF o addizionali, ma invece si deve procedere allo specifico calcolo d’imposte. Sono di due tipi, 1) IVIE. 2) IVAFE.

La prima colpisce gli immobili di qualunque tipo e natura la seconda le attività finanziarie. L’IVIE è dovuta in proporzione alla quota di possesso e va rapportata al periodo in cui sussiste la titolarità. Tale periodo va calcolato in mesi e non in giorni, se il possesso ha superato i 15 giorni/mese deve essere considerata la mensilità per intero. Nel caso in cui nel paese in cui si trova l’immobile, l’amministrazione locale, richiede il versamento di una imposta similare, tale somma potrà essere dedotta da quanto si deve versare in Italia, precisando che non è possibile il crearsi un credito ove il versamento allo stato estero sia superiore a quello richiesto dallo Stato italiano. 

Il valore imponibile è dato dal valore dell’immobile che può esse desunto dall’atto d’acquisto o dal valore di mercato al 31.12 dell’anno oggetto della dichiarazione. L’aliquota da applicare è lo 0.76 che scende allo 0.40 nel caso in cui il contribuente vi risiede, in tal caso viene pure riconosciuta una detrazione di €200. Sostanzialmente, come precisato in una circolare dell’Agenzia delle Entrate, l’IVIE viene equiparata all’imposizione prevista dall’IMU

Per quanto attiene l’IVAFE si ricorda che la stessa colpisce le attività finanziarie, distinguendo tra depositi bancari e le altre più sopra indicate. Si ricorda che sotto la disponibilità massima di €10.000 nulla è dovuto, se tale soglia è stata superata nel corso dell’anno e la giacenza media supera i €5.000 è dovuta una imposta fissa di €34.20, eventualmente rapportata al periodo di anno di possesso del deposito bancario. 

Nel caso invece di altre attività finanziarie bisogna procedere alla valorizzazione delle stesse al 31.12 dell’anno in dichiarazione e sul valore risultante calcolare l’imposta del 2%, sull’importo risultante a debito potrà essere dedotta l’eventuale imposta patrimoniale versata nello Stato ove si trovano tali attività, come nel caso dell’IVIE non è possibile la formazione di crediti, al massimo l’azzeramento dell’imposta dovuta.

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