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Tari, si sperimenta il pagamento a peso

del 22/07/2015

La tassa sui rifiuti (TARI) viene calcolata con una formula che considera i metri quadri dell'abitazione o dell'edificio ed è proporzionale al numero di occupanti l'abitazione stessa. Ciò vuol dire, almeno in teoria, che una famiglia che effettua la raccolta differenziata con attenzione paga la medesima cifra di una che invece produce una quantità superiore di rifiuti, a parità di misura dell'appartamento e del numero di abitanti.

 Insomma, il principio di base della tassa sui rifiuti non incentiva per nulla la raccolta differenziata, in quanto non riserva alcun tipo di vantaggio ai cittadini più virtuosi nella raccolta dei rifiuti. Per tale motivo la regione Emilia Romagna ha deciso di avviare una sperimentazione che, se funzionale, potrebbe essere estesa anche ad altre regioni italiane. Il progetto, avviato in fase sperimentale, dovrebbe essere completato entro i prossimi cinque anni con il raggiungimento del 73% dei rifiuti raccolti in forma differenziata e il 70% di effettivo riciclaggio degli stessi. 

Ma come funziona la sperimentazione? La fase sperimentale prevede che a ogni cittadino vengano forniti dei sacchetti speciali dotati di un codice a barre personale. L'uso di sacchetti diversi non sarà consentito, proprio per favorire il controllo dell'effettivo funzionamento del progetto. Il comune terrà conto del numero di sacchetti raccolti per calcolare la TARI dovuta, la quale sarà maggiore quanto maggiore sarà stato appunto il numero di sacchetti conferiti. Oltre a incrementare la raccolta differenziata, la sperimentazione dovrebbe anche contribuire a diffondere una maggiore consapevolezza nei cittadini, che dovrebbero essere incentivati ad acquistare prodotti con confezioni riutilizzabili o con un minore numero di imballaggi. Trattandosi di una sperimentazione, per il momento sarà facoltà dei singoli comuni decidere se aderire o meno al progetto. Tuttavia l'esempio di alcuni stati come il Belgio, dove la raccolta dei rifiuti è strettamente disciplinata e sanzionata in caso di errori, fanno ipotizzare una buona riuscita dell'operazione.

Sempre nella stessa direzione, alcune catene della grande distribuzione hanno da tempo introdotto l'erogazione di prodotti alla spina, utili a ridurre il numero di imballaggi consumati. L'esempio più classico è quello dei detersivi e degli alimentari sfusi, che tuttavia la maggioranza della popolazione oggi è ancora restia ad acquistare. La trasformazione del rifiuto in risorsa che rende possibile il risparmio, attuata con la sperimentazione, è già attiva da lungo tempo in altri paesi europei, anche con forme diverse. Ad esempio in Croazia, a fronte della restituzione di alcuni tipi di imballaggi, viene riconosciuto un credito in denaro spendibile presso il negozio che effettua il ritiro. Non resta che sperare che anche l'Italia faccia passi avanti in questo senso.

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