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Cartella medica elettronica...la privacy?

del 10/12/2014

Cartella medica elettronica...la privacy?

Argomento delicato: nuove tecnologie e privacy. La conservazione e l'accesso dei dati clinici dei pazienti è stata pensata per far comunicare in tempo reale tutti i medici coinvolti nella cura di un paziente. Insomma, meno sprechi di tempo, storia clinica pronta all’istante, montagne di carta risparmiate.

C’é un “però”: il Garante per la Tutela dei Dati Personali ha deciso di intervenire in relazione ai dati sensibili dei malati.

La comunicazione, diffusa a fine novembre, muove i passi da un caso riguardante l'Azienda Ospedaliera Sanitaria S. Orsola Malpighi di Bologna. Ovviamente, potrebbe ben presto avere ripercussioni generali su tutti gli ospedali nazionali.

Nello specifico, l'intervento del garante si è reso necessario in quanto le cartelle sanitarie dei pazienti, disponibili per chi avesse accesso alla rete, erano state raccolte senza il consenso specifico dei pazienti. A questi ultimi, infatti, in molti casi non era stata proposta la raccolta e il mantenimento dei dati che, al contrario, devono essere autorizzati dal paziente in forma scritta (o da chi per esso in caso di minori o di soggetti non autonomi).

Dal canto suo, l'ospedale è tenuto a specificare le modalità di conservazione e di trattamento dei dati, come in una qualsiasi procedura di raccolta di dati.

Il caso del S.Orsola è molto significativo: riguarderebbe più di 1 milione di casi, i cui dati sanitari risultano accessibili a una platea molto estesa di operatori, che può accedervi in modo molto semplice (anche solo digitando il nome e il cognome del paziente). 

Il garante ha precisato che è facoltà del paziente esprimere o meno il consenso alla raccolta e al mantenimento dei dati in un fascicolo elettronico. Inoltre, il paziente può decidere anche di non mostrare alcuni eventi specifici a prescindere dalle cure o dagli interventi effettuati. 

Al momento la decisione del Garante è stata inviata alla direzione regionale dell'Emilia Romagna, che dovrà diramare direttive specifiche alle AUSL di competenza.

Accogliamo con favore questo chiarimento del Garante. Sembra scontato, infatti, che chiunque venga in contatto con una terapia medica, intervento o prestazione sanitaria in genere, ha diritto a essere informato adeguatamente e con un linguaggio molto chiaro (come precisato nella nota dello stesso garante), sia del modo in cui verranno trattati i dati sia delle modalità per avervi accesso e chiedere la rimozione di alcuni di essi.

Ricordiamo, dunque, che i cittadini sono invitati a rivolgersi alla direzione sanitaria, alla AUSL di competenza o allo stesso garante se ritengono che la propria privacy non sia adeguatamente tutelata.

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