I dati preliminari sull’inflazione di agosto sono stati confermati dall’Istituto nazionale di statistica, che ha individuato un aumento pari a due decimi di punto percentuale nel confronto congiunturale e una contrazione di un decimo di punto su base annua. L’ISTAT ha altresì evidenziato che la dinamica tendenziale dell'indice generale è principalmente dovuta all'accentuarsi della flessione annua dei prezzi dei beni energetici (con quelli non regolamentati che da +0,4% di luglio passano a -1,2%) e al rallentamento della crescita tendenziale dei prezzi dei servizi. A controbilanciare in maniera parziale queste tendenze è stato il cosiddetto ridimensionamento del calo dei prezzi degli alimentari non lavorati, che dal -2,9% di luglio si sono posizionati al -1,8%.
È evidente che la deflazione in Italia è tangibile quanto reale. È infatti emerso un calo dei prezzi al consumo solo per le grandi città quali Venezia, Verona e Torino, dove le flessioni tendenziali risultano più ampie rispettivamente a -0,8%, 0,7% e -0,6%. La deflazione ha caratterizzato anche città come Roma (-0,2%) e Milano (-0,3%).
Per quanto concerne l'indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) e l’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), nel primo caso è emersa una diminuzione dello 0,2% in termini sia congiunturali sia tendenziali, dando conferma dei dati preliminari. Il FOI, al netto dei tabacchi, ha messo in evidenza un aumento dello 0,2% su base mensile e una contrazione dello 0,1% su base annua.
