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Adempimenti I.V.A. del soggetto non residente

del 09/06/2014

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In Italia la disciplina interna dell’Imposta sul Valore Aggiunto è normata dal D.P.R. 26 ottobre 1972 n. 633.

Per quanto attiene agli scambi commerciali fra gli Stati dell’Unione Europea, questi sono disciplinati dalla normativa comunitaria che è stata via via recepita dagli Stati aderenti; in Italia sono normati dalla Legge 29 ottobre 1993 n. 427.

Questa ultima legge è stata modificata dal Decreto legislativo 11 febbraio 2010 n. 18.

Disciplina dell’I.V.A. interna

Il fondamento per l’applicazione dell’I.V.A. verso clienti soggetti passivi d’imposta (B2B) o verso clienti privati (B2C) – come in altri Stati membri UE – si basa su tre presupposti:

1. oggettività – l’operazione deve essere oggettivamente assoggettabile ad imposta;

2. soggettività – il soggetto cedente o prestatore di servizi deve agire in regime di impresa o in qualità di libero professionista;

3. territorialità – l’operazione deve essere effettuata esclusivamente nel territorio italiano.

Mancando anche uno solo dei citati fattori l’operazione non è soggetta ad I.V.A.

Il soggetto non residente – comunitario o extracomunitario – che effettua nel territorio dello Stato operazioni rilevanti ai fini I.V.A., può adempiere ai relativi obblighi o esercitare i relativi diritti:

a) mediante una impresa operativa direttamente controllata (Branch);

b) mediante una stabile organizzazione (Branch non operativa oppure deposito I.V.A.);

c) nominando un rappresentante fiscale residente nel territorio dello Stato, oppure

d) mediante identificazione diretta.

L’identificazione diretta ai fini I.V.A. è stata introdotta in Italia dal D.Lgs. 191/2002 di recepimento della Direttiva UE n. 2000/65/CE poi trasfusa negli articoli 204 e segg. della Direttiva UE n. 2006/112/CE.

Il sistema di identificazione diretta I.V.A. - ora contenuta negli articoli 17, comma terzo e 35-ter del D.P.R. n. 633/1972 - trae spunto dalla volontà del legislatore europeo di semplificare le necessità operative dei non residenti, evitando l’onere di costituire una stabile organizzazione o di nominare un rappresentante fiscale qualora il soggetto imprenditore non residente ponga in essere operazioni rilevanti ai fini dell’imposta sul valore aggiunto in uno stato comunitario.

La norma originaria, peraltro, non limita l’identificazione diretta ai soli soggetti comunitari, precedendo che la stessa potesse essere esercitata da tutti i soggetti non residenti esercitanti attività di impresa, arte o professione in altro Stato membro dell’Unione Europea o in un paese extracomunitario con il cui Stato l’Italia avesse attivato strumenti giuridici atti a disciplinare la reciprocità in materia di imposizione diretta.

Operazioni intracomunitarie

In armonia con gli altri Paesi dell’Unione Europea – in recepimento delle Direttive UE n. 2008/8/CE e n. 2008/117/CE – dal 2010 è stato previsto che il cliente italiano, se soggetto passivo (B2B), assume sempre la qualifica di debitore d’imposta da contabilizzare mediante il meccanismo dell’inversione contabile (Reverse Charge) per cui al fornitore appartenente all’Unione Europea è precluso l’addebito del tributo.

Una deroga a quanto sopra è prevista per le operazioni dell’operatore UE nei confronti dei clienti privati (B2C): in questo caso l’operatore UE è obbligato ad identificarsi in Italia quando le operazioni di vendita superano € 35,000.00/anno e deve procedere all’addebito dell’I.V.A. al cliente finale (B2C) procedendo agli altri adempimenti.

Operatività e adempimenti

L’identificazione ai fini I.V.A. presuppone una serie di adempimenti obbligatori.

Il soggetto comunitario che si sia identificato direttamente ai fini I.V.A. in Italia, sulla base dell’art. 35-ter D.P.R. 633/1972, rimane l’unico responsabile dell’imposta sul valore aggiunto, dovuta a seguito delle attività che ha posto in essere sul territorio dello Stato.

Gli acquisti effettuati in Italia dal non residente identificato, sono considerati acquisti intracomunitari. Qualora alcuni acquisti debbano essere assoggettati ad I.V.A. (ad es. merce acquistata in Italia che viene spedita a cliente B2B italiano) allora risulterà conveniente effettuare l’acquisto utilizzando la partita I.V.A. italiana, al fine di detrarre l’I.V.A. sugli acquisti.

Con cadenza mensile o trimestrale (dipende dal volume d’affari) dovrà essere liquidata l’I.V.A. a debito mediante pagamento con modello F24.

In caso di credito, l’operatore comunitario non residente ha diritto al rimborso dell’imposta.

Per effettuare le operazioni di versamento dell’imposta o per ottenere il rimborso, l’operatore comunitario non residente dovrà aprire, nel proprio Paese, un conto corrente bancario presso una delle banche comunitarie appartenenti al circuito TARGET (per il tramite delle rispettive banche centrali nazionali).

Secondo la normativa italiana, l’operatore non residente identificato deve effettuare le comunicazioni all’Amministrazione Finanziaria italiana delle operazioni effettuate con l’Unione Europea (modelli Intra) e con i Paesi a fiscalità privilegiata (Black List).

Infine, ogni anno deve essere presentata la dichiarazione annuale I.V.A., anche se non sono state poste in essere operazioni rilevanti.

Tutte le operazioni di pagamento, denunce periodiche ed annuali debbono essere effettuate esclusivamente in via telematica mediante intermediario abilitato Entratel.


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