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Bce ed il piano della ripresa

del 11/04/2014

Il Bollettino mensile diffuso dalla Bce ammonisce sui concreti rischi che potrebbero derivare da un "periodo troppo prolungato di bassa inflazione" e allo stesso tempo dà conferma all'impegno unanime per "misure non convenzionali", tra le quali è stato indicato il quantitative easing. La Bce ha anche attivato un costante controllo al fine di monitorare "con attenzione gli andamenti nei mercati monetari".

Le aspettative di inflazione nel medio-lungo periodo si presentano in linea con l'obiettivo del Consiglio direttivo di mantenere i tassi di inflazione su livelli inferiori e comunque prossimi al 2%. La Bce ha altresì evidenziato che "il Consiglio direttivo seguirà gli andamenti con molta attenzione e prenderà in considerazione tutti gli strumenti disponibili. Esso è fermamente determinato a mantenere un elevato grado di accomodamento della politica monetaria e a intervenire con prontezza, se necessario".

Per quanto concerne la disoccupazione, tasto dolente per l’Eurogruppo, la Banca centrale europea ha chiarito che “sebbene dai mercati del lavoro provengano i primi segnali di miglioramento, la disoccupazione resta elevata nell'area dell'euro, unitamente a una capacità produttiva inutilizzata nel complesso considerevole".

La Bce ritiene che la ripresa economica è ancora influenzata dagli aggiustamenti di bilancio necessari nel settori pubblico e privato. In ogni caso, nell’area dell’euro è in atto una timida ripresa economica che risulta conforme all’ultima valutazione emessa dal Consiglio direttivo. Il Bollettino indica che per quel che concerne i rischi per le prospettive economiche dell’Eurogruppo la direzione intrapresa è orientata al ribasso. Purtroppo a influenzare in maniera negativa le condizioni economiche potrebbero essere elementi quali i difficile trend manifestati dai mercati finanziari e le tensioni geopolitiche. Tra gli altri possibili rischi al ribasso vengono individuati "una domanda interna inferiore alle attese e un'attuazione insufficiente delle riforme strutturali nei paesi dell'area, nonché una crescita più debole delle esportazioni debolezza generalizzata dell'economia, del grado elevato di capacità inutilizzata e della modesta creazione di moneta e credito". Sul fronte del Pil, vediamo che per l’intera area in termini reali nell’ultimo trimestre dello scorso anno si è verificato un aumento di due decimi di punto. "La ripresa in atto è sempre più sostenuta dal consolidamento della domanda interna. In prospettiva, si dovrebbe concretizzare un ulteriore incremento della domanda interna, favorito dall'orientamento accomodante della politica monetaria, dai continui miglioramenti delle condizioni di finanziamento che si trasmettono all'economia reale e dai progressi compiuti sul fronte del risanamento dei conti pubblici e delle riforme strutturali. Inoltre, i redditi reali beneficiano di un andamento moderato dei prezzi, in particolare di quotazioni dell'energia più contenute".

Gli stati membri della zona euro dovrebbero adottare politiche che, pur mantenendo alta l’attenzione sulla riduzione del debito, favoriscano la "crescita". L’Istituto di Francoforte auspica di non rendere inutili gli obiettivi raggiunti in questi ultimi anni per quel che concerne la correzione degli squilibri delle finanze pubbliche, riconducendo allo stesso tempo “gli elevati rapporti debito-pil nel medio termine, in linea con il Patto di stabilità e crescita". La Bce evidenzia che le strategie di bilancio "dovrebbero assicurare una composizione dell'aggiustamento favorevole alla crescita al fine di innalzare la qualità e l'efficienza dei servizi pubblici, limitando al minimo gli effetti distorsivi dell'imposizione fiscale". Nel bollettino mensile, viene indicata la necessità di "attuare ulteriori interventi decisivi per realizzare riforme nei mercati dei beni e servizi e del lavoro finalizzate a incrementare la competitività innalzare la crescita potenziale, creare opportunità di occupazione e rendere le economie dell'area più flessibili".


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