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Imposta sulle attività all'estero

del 07/04/2014

Con l’articolo 19, commi 13 e seguenti del Dl. 201 del 2011 è stata introdotta nell’ordinamento italiano un’imposta patrimoniale, denominata IVAFE (Imposta sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero).Essa va versata  dalle persone fisiche residenti in Italia che detengono all’estero le attività finanziarie, in particolare: partecipazioni al capitale o al patrimonio di soggetti residenti o non residenti, obbligazioni italiane o estere e i titoli similari, titoli pubblici italiani e i titoli equiparati emessi in Italia o all’estero, valute estere, depositi e conti correnti bancari costituiti all’estero indipendentemente dalle modalità di alimentazione, contratti di natura finanziaria stipulati con controparti non residenti, tra cui, finanziamenti, riporti, pronti contro termine e prestito titoli, nonché polizze di assicurazione sulla vita e di capitalizzazione stipulate con compagnie di assicurazione estere; contratti derivati e altri rapporti finanziari stipulati al di fuori del territorio dello Stato; metalli preziosi allo stato grezzo o monetato; diritti all’acquisto o alla sottoscrizione di azioni estere o strumenti finanziari assimilati; ogni altra attività da cui possono derivare redditi di capitale o redditi diversi di natura finanziaria di fonte estera. L’imposta in questione viene calcolata sul valore delle attività finanziarie ed è dovuta proporzionalmente alla quota di possesso e al periodo di detenzione, è pari al 2 per mille a decorrere dal 2014 ( mentre per il 2013 era all'1,5 per mille). Il valore delle attività finanziarie è costituito dal valore di mercato, rilevato al termine di ciascun anno solare nel luogo in cui le stesse sono detenute. L’ivafe che riguarda i conti correnti e i libretti di risparmio detenuti all’estero è stabilita in misura fissa e ammonta 34,20 € per ciascun conto o libretto detenuti all’estero. L’obbligo di versamento viene meno qualora il valore medio annuale di giacenza degli estratti conto non superi i 5.000 €. Per individuare l’importo da versare si deve tenere conto di tutti i conti e libretti che il contribuente detiene all’estero, includendo anche quelli cointestati, a lui riferibili pro quota. Il pagamento dell’Ivafe segue il regime previsto per l’Irpef, incluso il versamento dell’imposta in acconto e a saldo. Ai fini dichiarativi il contribuente, a partire dal 2014, deve inserire i dati sulle attività finanziarie detenute all’estero nel quadro RW del modello Unico. Tuttavia, il Legislatore con il DL 4/2014 modificando le regole relative al monitoraggio fiscale ha esonerato dalla compilazione di tale quardo i conti correnti e depositi di valore inferiore a 10mila. In conseguenza di sopraddetto intervento si è creata la differenza tra le soglie di esonero che costringe i contribuenti ad effettuare una doppia gestione degli relativi importi.


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