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Assegno divorzile no se esiste una famiglia

del 28/03/2014

Si legge difatti nella sentenza che il  il parametro della cd. “adeguatezza dei mezzi” rispetto al tenore di vita goduto, da uno dei coniugi durante il matrimonio viene meno di fronte all’instaurazione, da parte di costui, di una nuova famiglia, ancorché di fatto.

Per chiarezza espositiva occorre precisare che sebbene l’assegno determinato in sede di separazione e quello determinato in sede divorzile siano entità autonome e distinte, in entrambi i casi  il  Giudice, al momento della loro determinazione, tiene conto della vita coniugale concretamente vissuta dai coniugi prima separandi e poi divorziandi.

Dunque la ratio che sottende  i due assegni è la medesima, tuttavia non va dimenticato che l’assegno di divorzio presuppone lo scioglimento del matrimonio e, quindi, deve prescindere dagli accordi economici intervenuti tra i coniugi al momento della separazione.

Ciò è vero in quanto esso é determinato sulla base dei criteri autonomi e distinti rispetto a quelli rilevanti per il trattamento spettante al coniuge separato; nè gli accordi economici interventi tra i coniugi al momento della separazione spiegano efficacia preclusiva rispetto alla determinazione giudiziale dell’assegno di divorzio.Il presupposto indefettibile per l’ottenimento dell’assegno divorzile è certamente l’ inadeguatezza dei mezzi del coniuge beneficiario nel mantenere un tenore di vita uguale a quello tenuto in costanza di matrimonio e che sarebbe proseguito in caso di continuazione della vita coniugale.

Ciò trova fondamento nell’art. 5, della L. n. 898/70 vigente, il quale statuisce che con la sentenza che pronuncia lo scioglimento del matrimonio, il tribunale – relativamente all’an debeatur – dispone l’obbligo per un coniuge di somministrare periodicamente a favore dell’altro un assegno tutte le volte in cui quest’ultimo non ha mezzi adeguati o non è in grado di procurarseli per ragioni oggettive.

L’aspetto innovativo che viene sottolineto nella sentenza suindicata attiene alla rilevanza che assume la convivenza more uxorio del coniuge beneficiario dell’assegno riguardo alla valutazione del quantum dell’assegno medesimo: si ritiene, infatti, che in sede di accertamento del diritto all’assegno, la convivenza e, dunque,la prestazione di assistenza di tipo coniugale ad opera dell’altro “convivente”, costituisce elemento valutabile in ordine alla disponibilità del richiedente di “mezzi adeguati” rispetto al parametro  rappresentato dal tenore di vita goduto nel corso delle nozze.

Ad ogni buon conto dovrà trattarsi di apporti derivanti da una convivenza che presenta  i caratteri della stabilità, della continuità e della regolarità, nella quale è concretamente accertabile l’apporto patrimoniale da parte del convivente: tali condizioni potrebbero ridurre o addirittura escludere il diritto alla percezione dell’assegno di divorzio. Qualora i suddetti requisiti non sussistano, la semplice convivenza con altro partner non potrà influire in alcun modo sul diritto dell’ex coniuge alla percezione dell’assegno medesimo.

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