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La crisi rovina le vite

del 19/02/2014

Secondo quanto riportato dal Laboratorio di ricerca socio-economica dell'Università degli Studi Link Campus University, nel corso del 2013, la durissima crisi economica ha provocato un incremento del tasso di suicidi, al punto che in tutta Italia se ne verifica in media uno ogni due giorni e mezzo. Si evidenzia che nel corso del 2013 sono stati 149 gli italiani che hanno deciso di porre fine alle rispettive esistenze, laddove l’anno precedente erano stati 89, dei quali il 40% si è tolto la vita nel corso del periodo più difficile ossia l’ultimo quadrimestre dell’anno.

Non sono solo le ragioni economiche ad aver provocato l’estremo atto; le ragioni sono diverse, sovente legate a problemi psichici latenti. In ogni caso è aumentato il numero di suicidi generato dalle difficoltà che la crisi economica si è trascinata dietro. Il 45,6% degli italiani che si sono tolti la vita tra il 2012 e il 2013 è composto da imprenditori, dei quali 86 sono morti per mano propria nel 2012 e 49 lo scorso anno. A ciò si aggiungono poi i dati inerenti i disoccupati, che riguardano soprattutto il 2013, anno in cui la percentuale è aumentata. Durante l’anno passato infatti hanno posto fine alla propria esistenza 58 disoccupati, laddove nel 2012 erano stati 28. L’impennata della triste tendenza si è verificata alla fine dell’estate, quando si sono registrati 13 episodi di suicidi per ragioni economiche. A ottobre la conta di queste morti è arrivata a 16, nel mese successivo si è ridotta a 12, salvo aumentare nuovamente a dicembre quando i suicidi generati da cause economiche sono stati 18. Di tutti questi episodi, 19 dipendono dalla mancata ricezione dello stipendio. Andando nel dettaglio, l’indagine rileva che nel 2012 sono stati 44 i suicidi per ragioni economiche, mentre nel 2013 sono stati 108. I licenziamenti hanno generato 25 suicidi nel 2012 e 26 nel 2013, laddove i debiti verso l'erario sono stati la causa di 13 episodi nel 2013, gente che si è tolta la vita perché non riusciva a saldare i debiti contratti con lo Stato.

La tendenza al suicidio ha colpito tutto il territorio nazionale in maniera trasversale. Nel 2012 il fenomeno aveva riguardato soprattutto le regioni del nord-est, dove si erano verificati 27 casi con un’incidenza registrata del 30,3%, l’anno successivo si è verificata l’estensione trasversale e a macchia d’olio dello stesso. È probabile che la tendenza del 2012 nel nord-est sia stata alimentata anche da una maggiore concentrazione di imprese piccole e medie in quell’area che avevano risentito della difficile congiuntura economica in misura più evidente rispetto alle altre aree del Paese. Lo scorso anno il fenomeno si è invece uniformato, tant’è che ha preoccupato soprattutto l’aumento che ha caratterizzato le regioni meridionali. In questi territori infatti il tasso di suicidi per ragioni economiche è sempre stato molto basso, tra il 2012 e il 2013 invece ha subito un forte incremento con 13 casi nel primo anno e 29 nel secondo.


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