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Chiarimenti necessari sulla mini Imu

del 15/01/2014

Il 24 gennaio è la scadenza per il pagamento della famigerata mini-Imu. Prorogata, ripristinata e sospesa, l’Imu si è lasciata dietro una scia alla quale il governo non è riuscito a porre rimedio. Così, volenti o nolenti, i soggetti interessati a un siffatto versamento dovranno farsi trovare prontiperchè il Fisco chiederà loro il conto.

Lo Stato conta su un gettito che arriva a quota 1,1 miliardi di euro, dei quali circa 440 milioni saranno coperti dai contribuenti e 660 milioni dallo stesso Stato. Tuttavia ancora la confusione è molta e sarà complicato riuscire a capire chi e quanto dovrà essere versato alle casse erariali. In via generale può ben dirsi che i quasi 4 miliardi derivanti dal mancato gettito dell'Imu prima casa del 2013, che è stata abolita, sono stati accollati allo Stato.

Una presa in carico che però è valida solo per i versamenti effettuati fino all'aliquota base del 4 per mille. Vi sono infatti dei Comuni che, per esigenze di natura finanziaria e legate ai rispettivi bilanci, hanno dovuto aumentare l’aliquota facendola quindi oscillare tra il 5 e il 6 per mille: i questi casi il 40% della differenza da versare dovrà essere sostenuto dai contribuenti. Il costo stimato è posto tra i 33 e i 40 euro.

Inutile dire che le lamentele non sono poche e già si sono levati cori di protesta, soprattutto da parte di commercialisti e Caf, che sicuramente diventeranno ben più acuti quando, a partire dal 2014, l’imposta municipale unica soppressa cederà il posto alla neonata (e già disprezzata) Tasi.

In ogni caso il pagamento del 40% riguarderà al momento all’incirca 12,6 milioni di contribuenti che risiedono i quei Comuni costretti ad aumentare l’aliquota che di base era posta al 4 per mille. A ben vedere, si tratta di una cospicua fetta di cittadini coincidente con il 61% del totale.

E’ necessario sottolineare come la mini-Imu colpisca tutti i soggetti interessati con dei significativi distinguo che, come abbiamo visto, dipendono dall’aliquota adottata dai comuni di appartenenza. Si tratta, in realtà, di differenze che vanno a disegnare una vera e propria mappa geografica di un Paese ormai asfissiato dalle continue pretese erariali tanto da rendere addirittura ridicolo l’aggettivo ‘mini’ davanti al nome dell’imposta, visto che alla fine gli importi sono tutt’altro che ‘mini’.

Si noti infatti che nella Capitale, prendendo in considerazione una famiglia standard composta da due genitori e due figli, con un appartamento di 120 metri quadrati, si andrà a pagare 79 euro. Se però ci spostiamo più a nord, per esempio a Milano o a Torino, vediamo che i risultati cambiano.

Tant’è che un analogo nucleo familiare che vive nella città meneghina dovrà pagare 163 euro, laddove nel capoluogo piemontese ne andrà a versare 152.

Lo scenario muta con la parallela contrazione dei metri quadrati e dei figli a carico. Dunque, a Roma una famiglia con un solo figlio e un appartamento di 100 metri quadrati dovrà pagare 60 euro, mentre a Torino 98 euro, però la stessa famiglia se vive a Palermo non pagherà nulla perché l’aliquota è al di sotto del 5 per mille quindi se ne farà carico lo Stato.

Questo il quadro che le decisioni degli ultimi giorni hanno dipinto, ora non resta che attendere il 24 gennaio e sperare che questo nuovo salasso non renda gli italiani ancora più tristi e sfiduciati.

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