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Ridotto il potere di acquisto delle famiglie

del 10/12/2013

Ridotto il potere di acquisto delle famiglie

Il potere d’acquisto delle famiglie si è ridotto in modo molto sensibile infatti i redditi familiari, nel corso del 2012, si sono ridotti del 2% in termini monetari e del 4,9% in termini di potere di acquisto.

Nello stesso periodo, il numero dei dipendenti pubblici si è ridotto di 130.000 unità (circa quattro punti percentuali), passando da 3,23 milioni a 3,1 milioni. Sono contestualmente diminuite dell’8,2%, ossia di 4,78 miliardi di euro, le entrate contributive ex Inpdap del 2012.

Per ciò che concerne la situazione dei pensionati, ed in particolare focalizzandosi sulle fasce minime degli anziani, si evidenzia infatti che 7,2 milioni di pensionati (45,2% del totale), percepiscono un assegno mensile al di sotto dei i 1.000 euro per una spesa annua complessiva di 54,7 miliardi di euro, corrispondente al 20,9% dell’intera spesa pensionistica. Di questi 7,2 milioni, il 14,3% ha una pensione inferiore ai 500 euro mensili. Secondo quanto riportato dall’Inps, sul totale dei pensionati, 3,9 milioni di essi (25%), appartiene alla fascia di trattamenti medi mensili compresi tra 1.000 e 1.500 euro per un totale di 64,1 miliardi di euro di spesa annua, corrispondente al 24,4% della spesa complessiva. 2,3 milioni di pensionati, ossia il 14,6% del numero complessivo, sono titolari di un reddito da pensione compreso fra 1.500 e 2.000 euro, la spesa annua relativa è di 52 miliardi dunque del 19,8% di quella totale. Le pensioni superiori ai 2.000 euro mensili riguardano il 15,2% di beneficiari, ossia 2,4 milioni di pensionati; in questo caso la spesa è di 91,3 miliardi di euro e corrisponde al 34,8% di quella spesa annua. Sempre in riferimento a quest’ultima fascia, vediamo che il 4% (654mila persone) riscuote pensioni di importo mensile superiore a 3.000 euro per un totale di 37 miliardi di spesa annua, corrispondente al 14,1% del totale di spesa.

La riforma Fornero incide notevolmente sui pensionati, infatti si è rallentata la corsa al pensionamento  con le nuove misure. I nuovi trattamenti, comprensivi anche delle nuove pensioni ex Inpdap ed ex Enpals, hanno riscontrato una contrazione del 7,4% rispetto al 2011 essendo stati in totale 629.774. È invece aumentato del 21,8% rispetto al 2011 l’ammontare delle nuove prestazioni assistenziali che sono state 516.566, con un incremento del 23,4% per i trasferimenti agli invalidi civili. Nel complesso il 2012 ha visto la liquidazione di 1.146.340 pensioni, delle quali il 55% ha riguardato trattamenti previdenziali e il 45% prestazioni di natura assistenziale. Su base annua vi è stato un aumento generale del 3,8%.

Secondo quanto riportato nel bilancio sociale 2012 dell’INPS i lavoratori domestici iscritti all’Inps sono diminuiti dell’1,7%, perdendo 12.077 unità rispetto al 2011 e assestandosi così a 686.880. Il 23,3% dei lavoratori domestici è di nazionalità italiana, laddove il restante 76,7% è straniero. Nonostante questo ampio divario, l’Inps segnala che la componente italiana è aumentata dell’1,2%, di contro quella straniera è diminuita del 2,2%.

I dati esposti nel bilancio sociale evidenziano una chiusura per il 2012 con un disavanzo complessivo di 9,8 miliardi, causato soprattutto dalla parte corrente. In particolare, il disavanzo del 2012 è stato generato da un incremento delle uscite complessive pari a più di 17 miliardi dovuto anche all’integrazione dell’ex-Inpdap, di cui circa 7 miliardi per prestazioni istituzionali. Contestualmente, sul fronte delle entrate, vi è stato un aumento di 6,7 miliardi, dovuto in prevalenza all’aumento dei trasferimenti dello Stato (+ 9,7 miliardi) e dalla riduzione delle entrate da contributi (- 2,4 miliardi). Nel complesso le uscite sono state pari a 392 miliardi, di cui le prestazioni istituzionali, pari a 296 miliardi, coprono quasi il 75% di tutte le uscite. L’INPS chiarisce che il totale delle entrate corrisponde all’incirca a 382 miliardi, di cui 306 miliardi di entrate correnti e 20 miliardi di entrate in conto capitale. Sul fronte delle entrate correnti, si noti che queste sono state pari a 306 miliardi, dei quali ben 208 miliardi provengono dai contributi pagati dai datori di lavoro e dai lavoratori dipendenti e autonomi. Ammontano a circa 94 miliardi (24,6% di tutte le entrate) i trasferimenti erogati all’Inps dallo Stato e dagli altri enti pubblici.

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