La questione della riduzione del debito pubblico è un punto con il quale i diversi governi italiani devono da sempre fare i conti. Le imposizioni in merito da parte dell'Unione Europea poi, rendono il bilancio dello Stato un elemento non trascurabile dalla politica italiana.
Per questo motivo in un Consiglio dei Ministri di poco tempo fa è stata presa in considerazione l'ipotesi di privatizzazione di parte del patrimonio statale, che potrebbe portare al Tesoro un introito di circa dodici miliardi di euro. Il premier Enrico Letta ha parlato di “un primo passaggio di un pacchetto di quote di società pubbliche” che dovrebbe aiutare per una parte a ridurre il debito pubblico (per circa sei miliardi), mentre la restante quota sarebbe destinata a finanziare la Cassa Depositi e Prestiti, a cui lo Stato è sempre più costretto a rivolgersi per attenuare gli effetti della crisi economica nel nostro Paese.
Tra le ipotesi di privatizzazione è stata inclusa anche la possibilità di cessione di una quota del 3% della società ENI che sarebbe compatibile con il rispetto della quota del 30% prevista dall'OPA (l'offerta pubblica di acquisto riguardante la società dell'energia).
In merito alle privatizzazioni ed ai tempi necessari al Governo per le decisioni in ambito economico, il ministro dell'economia Fabrizio Saccomanni ha tenuto a precisare che gli slittamenti delle decisioni sono in parte causati dall'iter necessario all'approvazione di ogni singolo provvedimento da parte della Commissione Europea. Infatti la Commissione attua una serie di verifiche molto accurate per ogni ipotesi di provvedimento, soprattutto per quanto concerne il rispetto delle norme europee sul rapporto tra deficit e prodotto interno lordo.
Questa affermazione sembrerebbe avvalorare la tesi che il Governo abbia sostanzialmente "le mani legate" in merito ai provvedimenti di origine economica e che la politica economica e degli stati membri dell'unione sia sottoposta all'esame degli organi centrali, che finiscono così per dettare l'agenda economica degli stati. Secondo le voci più critiche questa modalità di decisione finisce per compromettere le possibilità di decisione dei singoli stati membri dell'Unione Europea, minandone in un certo senso anche le possibilità di autodeterminazione in campo economico. Per le voci meno critiche invece si tratta solo di iter burocratici, che comunque dilatano i tempi dei provvedimenti economici che soprattutto per il nostro Stato avrebbero carattere di urgenza.
L'ipotesi di privatizzazione ha suscitato numerose polemiche in campo politico da parte di tutti gli schieramenti, per cui al momento non sono ancora state prese decisioni definitive in merito.
