Dopo aver allarmato l’opinione pubblica con le dichiarazioni
che evidenziavano le difficoltà finanziarie dell’Istituto Nazionale per la
Prevenzione Sociale (INPS), il direttore Mastropasqua “rivede” le sue
precedenti dichiarazione dove affermava che "i conti non danno
tranquillità", dichiarando che "non c'è rischio finanziario" pur
confermando il passivo di dieci miliardi di euro per l’INPS, dovuto
principalmente alla fusione con l’INPDAP.
Sarà lo Stato a stanziare i fondi
necessari ad assicurare la salvezza dell’Istituto Nazionale di Previdenza
Sociale e garantire sonni tranquilli agli italiani!!! Le casse pubbliche
pertanto, colmeranno gli squilibri dell’INPS ma è utile essere informati su
quanto costa l’INPS agli italiani: si può stimare circa cinque miliardi l’anno,
nonostante, ad onor del vero, il direttore Mastropasqua abbia ridotto almeno
parzialmente dei costi e degli sprechi, cancellando i contratti di consulenza.
Analizzando brevemente il bilancio preventivo 2013, balzano agli occhi dei
costi che evidenziano come il mondo dell’INPS pare essersi fermato a 30 anni
fa, infatti per l’acquisto di carta, consumi per stampe modelli cartacei,
cancelleria ed altri materiali di consumo, si spendono quattro milioni di euro
(+4% rispetto al 2012).
Per l’acquisto cartaceo di riviste specializzate,
libri, quotidiani, settimanali e mensili, i costi ammontano a 1 milione e mezzo
di euro. I costi di facchinaggio, trasporti, e spedizioni sono aumentati del
50% rispetto allo scorso anno, attestandosi a undici milioni ed ottocento mila
euro, mentre i costi per stampati, nastri magnetici e pellicole costano più di
sei milioni di euro.
Con l’utilizzo della posta elettronica certificata e non,
per comunicazioni interne e verso il contribuente, delle versioni digitali di
quotidiani, riviste tecniche, settimanali e mensili, dell’archiviazione
elettronica dei documenti e degli strumenti via web si ridurrebbero
drasticamente i costi precedentemente citati.
Le utenze dell’INPS sono
particolarmente care infatti acqua, illuminazione e riscaldamento arrivano
quasi a quaranta milioni di euro l’anno. Le voci “dirette” ed “indirette” dei
costi inerenti agli affitti si attestano intorno a cento e trentuno milioni di
euro di cui sessantaquattro milioni relativi a “centro di responsabilità
altre strutture di Direzione Generale” e sessantaquattro milioni di euro
relativi ad immobili di proprietà dell’INPS sino a qualche anno fa; per la
precisione, sino al 2005, quando il governo Berlusconi-Tremonti decise la
cessione degli immobili al FIP (un fondo creato appositamente per valorizzare e
razionalizzare le risorse) che ha poi costretto l’INPS a sobbarcarsi gli
affitti di suddetti immobili.
Si evidenzia che i crediti da riscuotere da parte
dell’Istituto ammontano a cento e trentaquattro milioni di euro ed i debiti a
centonove milioni.
Nel caso in cui suddetti crediti fossero inesigibili,
ipotesi sicuramente plausibile, il disavanzo finanziario crescerebbe con buona
pace per i cittadini italiani che sono stati tranquillizzati perché ci penserebbe
comunque lo Stato quindi i contribuenti!!! Dei cinque miliardi di costo annui
dell’INPS, solo una metà è relativa al costo del personale.
La restante parte (50%) che abbiamo brevemente commentato in precedenza, vale quanto due volte l'abolizione dell'IMU. Questo parrebbe un paradosso, considerando gli immani sforzi che il governo sta profondendo per evitare il pagamento dell’IMU sulla prima casa e considerando il concetto di eliminazione degli sprechi che è uno dei cavalli di battaglia dell’attuale governo.
