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Inps bilancio in rosso ma ci pensa lo Stato

del 18/11/2013

Dopo aver allarmato l’opinione pubblica con le dichiarazioni che evidenziavano le difficoltà finanziarie dell’Istituto Nazionale per la Prevenzione Sociale (INPS), il direttore Mastropasqua “rivede” le sue precedenti dichiarazione dove affermava che "i conti non danno tranquillità", dichiarando che "non c'è rischio finanziario" pur confermando il passivo di dieci miliardi di euro per l’INPS, dovuto principalmente alla fusione con l’INPDAP.

Sarà lo Stato a stanziare i fondi necessari ad assicurare la salvezza dell’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale e garantire sonni tranquilli agli italiani!!! Le casse pubbliche pertanto, colmeranno gli squilibri dell’INPS ma è utile essere informati su quanto costa l’INPS agli italiani: si può stimare circa cinque miliardi l’anno, nonostante, ad onor del vero, il direttore Mastropasqua abbia ridotto almeno parzialmente dei costi e degli sprechi, cancellando i contratti di consulenza.

Analizzando brevemente il bilancio preventivo 2013, balzano agli occhi dei costi che evidenziano come il mondo dell’INPS pare essersi fermato a 30 anni fa, infatti per l’acquisto di carta, consumi per stampe modelli cartacei, cancelleria ed altri materiali di consumo, si spendono quattro milioni di euro (+4% rispetto al 2012).

Per l’acquisto cartaceo di riviste specializzate, libri, quotidiani, settimanali e mensili, i costi ammontano a 1 milione e mezzo di euro. I costi di facchinaggio, trasporti, e spedizioni sono aumentati del 50% rispetto allo scorso anno, attestandosi a undici milioni ed ottocento mila euro, mentre i costi per stampati, nastri magnetici e pellicole costano più di sei milioni di euro.

Con l’utilizzo della posta elettronica certificata e non, per comunicazioni interne e verso il contribuente, delle versioni digitali di quotidiani, riviste tecniche, settimanali e mensili, dell’archiviazione elettronica dei documenti e degli strumenti via web si ridurrebbero drasticamente i costi precedentemente citati. 

Le utenze dell’INPS sono particolarmente care infatti acqua, illuminazione e riscaldamento arrivano quasi a quaranta milioni di euro l’anno. Le voci “dirette” ed “indirette” dei costi inerenti agli affitti si attestano intorno a cento e trentuno milioni di euro di cui sessantaquattro milioni relativi a  “centro di responsabilità altre strutture di Direzione Generale” e sessantaquattro milioni di euro relativi ad immobili di proprietà dell’INPS sino a qualche anno fa; per la precisione, sino al 2005, quando il governo Berlusconi-Tremonti decise la cessione degli immobili al FIP (un fondo creato appositamente per valorizzare e razionalizzare le risorse) che ha poi costretto l’INPS a sobbarcarsi gli affitti di suddetti immobili.

Si evidenzia che i crediti da riscuotere da parte dell’Istituto ammontano a cento e trentaquattro milioni di euro ed i debiti a centonove milioni.

Nel caso in cui suddetti crediti fossero inesigibili, ipotesi sicuramente plausibile, il disavanzo finanziario crescerebbe con buona pace per i cittadini italiani che sono stati tranquillizzati perché ci penserebbe comunque lo Stato quindi i contribuenti!!! Dei cinque miliardi di costo annui dell’INPS, solo una metà è relativa al costo del personale.

La restante parte (50%) che abbiamo brevemente commentato in precedenza, vale quanto due volte l'abolizione dell'IMU. Questo parrebbe un paradosso, considerando gli immani sforzi che il governo sta profondendo per evitare il pagamento dell’IMU sulla prima casa e considerando il concetto di eliminazione degli sprechi che è uno dei cavalli di battaglia dell’attuale governo.

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