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Deducibilità delle perdite sui crediti

del 14/11/2013

Il Legislatore fiscale italiano prevede due meccanismi di deducibilità differenti a seconda del grado di certezza di recuperabilità dei crediti: analitico, previsto dalla nuova versione dell’art.101, comma 5 del TUIR  in caso di inesigibilità definitiva; nonché forfettario, indicato dall’art. 106 del Tuir in caso dell’inesigibilità potenziale. Le disposizioni contenute nell'articolo 101 del Tuir modificate dal D.L. 83/2012 prevedono che l’impresa possa, nelle fattispecie espressamente individuate, portare in deduzione le perdite su crediti, senza la necessità che la stessa sia supportata da particolari oneri documentali, in quanto si ritengono sussistere ex legge i cd "elementi certi e precisi". In primo luogo l’esistenza dei sopradetti elementi si verificano se il debitore è assoggettato a procedure concorsuali o ha concluso un accordo di ristrutturazione dei debiti omologato ai sensi dell’art. 182-bis del regio decreto 16/03/1942. Ai fini di tale deducibilità, il debitore è considerato assoggettato a tali procedure in presenza: della sentenza dichiarativa di fallimento, del provvedimento che ordina la liquidazione coatta amministrativa, del decreto di ammissione alla procedura di concordato preventivo, del decreto che dispone l’amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi nonché del decreto di omologazione dell’accordo di ristrutturazione. La nuova disposizione stabilisce anche, che per i crediti di modesto importo, gli elementi certi e precisi che consentono la deduzione della perdita sussistono se sono trascorsi 6 mesi dalla scadenza di pagamento del credito stesso. Sono considerati di modesta entità, i crediti di un importo non superiore a 5.000 € per le imprese di più rilevanti dimensioni ( si ritengono tali, le società che realizzano un volume d’affari non inferiore a 100 milioni di € per anno 2012 e seguenti ) e non superiore a 2.500 € per le altre imprese. Tale importo va individuato facendo riferimento al valore nominale del credito e a prescindere dalle eventuali svalutazioni effettuate.  Infine, il Legislatore introduce altre due situazioni secondo cui ci si trova in presenza degli elementi certi e precisi che consentono la deduzione delle perdite su crediti di qualsiasi importo: quando il diritto alla riscossione del credito è prescritto secondo le disposizioni civilistiche (solitamente decorsi 10 anni) nonché  quando il credito è stato cancellato dal bilancio IAS in dipendenza di eventi estintivi (es. la cessione pro-soluto, la transazione, la conversione del credito in partecipazione, la rinuncia). La nuova versione dell’art 101 comma 5 del Tuir è applicabile dal 2012, ovvero, per i soggetti con esercizio non coinci­dente con l'anno solare, dal periodo d'imposta in corso al 12 agosto 2012. L’art.106 del Tuir indica una misura forfettaria di deducibilità delle perdite su crediti e si riferisce all’insieme dei crediti iscritti in bilancio, senza alcuna indagine sul grado di esigibilità di ciascuno di essi. La norma in esame determina la configurazione di un “fondo fiscale” formato da tutte le svalutazioni e gli accantonamenti dedotti  e prevede un doppio limite di deducibilità nell’esercizio. In primo luogo l’ammontare massimo di deducibilità nell’esercizio è pari allo 0,5% del valore nominale dei crediti. In secondo luogo, il fondo di svalutazione dei crediti non deve superare il 5% del valore nominale dei crediti iscritti nel bilancio. Infatti, al raggiungimento del sopraddetto valore limite del fondo non è più possibile dedurre alcuna svalutazione e nel caso in cui in un esercizio tale fondo dovesse risultare superiore al 5% del valore nominale dei crediti, l’eccedenza rispetto al 5% diviene fiscalmente imponibile. Di conseguenza l’eventuale svalutazione civilistica dei crediti per un importo superiore al limite di deducibilità fiscale richiede l’effettuazione di una variazione in aumento nella dichiarazione dei redditi pari all’ammontare della svalutazione eccedente la quota limite fiscalmente deducibile. Tale divergenza fa sorgere la differenza temporanea deducibile ed obbliga ad iscrivere la fiscalità anticipata, qualora ne ricorrano le condizioni.

 

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