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Partita Iva, accesso al regime dei minimi

del 14/11/2013

Partita Iva, accesso al regime dei minimi

La circolare dell’Agenzia delle Entrate n.17/E/2012 richiama il Provvedimento del direttore della medesima Agenzia del 22 dicembre 2011 che dà attuazione ai commi 1 e 2 dell’art. 27 del D.L. 6 luglio 2011, n.98.

La circolare citata ha chiarito - in linea con l’orientamento interpretativo espresso dalla circolare n. 1/E del 2001 con riferimento al regime delle nuove iniziative imprenditoriali e di lavoro autonomo – che “per esercizio di attività e per inizio di una nuova attività produttiva di cui all’art. 27, comma 2, lettera a), del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, si fa riferimento allo svolgimento effettivo e all’inizio effettivo della stessa e non alla sola apertura della partita IVA.

L’articolo 27, comma 2, del decreto prevede, infatti, che l’accesso al

nuovo regime fiscale di vantaggio è ammesso a condizione che:

a) il contribuente non abbia esercitato, nei tre anni precedenti l'inizio

dell'attività di cui al comma 1, attività artistica, professionale ovvero

d'impresa, anche in forma associata o familiare;

b) l'attività da esercitare non costituisca, in nessun modo, mera prosecuzione di altra attività precedentemente svolta sotto forma di lavoro dipendente o autonomo, escluso il caso in cui l'attività precedentemente svolta consista nel periodo di pratica obbligatoria ai fini dell'esercizio di arti o professioni;

c) qualora venga proseguita un'attività d'impresa svolta in precedenza da

altro soggetto, l'ammontare dei relativi ricavi, realizzati nel periodo

d'imposta precedente quello di riconoscimento del predetto beneficio, non

sia superiore a 30.000 euro.

In merito al requisito di cui al precedente punto b), a pag.8, punto 2.2.2 della circolare in oggetto l’Agenzia delle Entrate ribadisce che l’attività intrapresa non deve costituire in alcun modo mera prosecuzione dell’attività già svolta precedentemente sotto forma di lavoro dipendente o di lavoro autonomo. Viene altresì precisato che “l’indagine diretta ad accertare la novità dell’impresa va effettuata caso per caso con riguardo al contesto generale in cui la nuova attività viene esercitata”.

Il tenore letterale adottato in questa occasione dall’estensore del documento di prassi appare estremamente generico e sembra lasciare ampia discrezionalità all’Agenzia delle Entrate al fine di affermare - sic et simpliciter - la non spettanza dell’agevolazione de qua anche sulla base di motivazioni meramente apodittiche, con tutte le conseguenze che ne derivano. Pertanto, a parere dello scrivente, nessuna certezza assoluta di spettanza o meno del regime fiscale di favore può essere fornita ex ante.

Tuttavia non va trascurata un’importante precisazione contenuta nella medesima circolare, e precisamente che la ratio della preclusione “ha finalità antielusive ed è volta ad evitare che si continui, di fatto, ad esercitare una precedente attività, modificandone unicamente la veste giuridica in impresa o lavoro autonomo, al solo fine di godere delle agevolazioni tributarie previste dal nuovo regime. In tale ottica si ha una mera prosecuzione della stessa attività in precedenza esercitata quando quella intrapresa presenta il carattere della novità unicamente sotto l'aspetto formale ma viene svolta in sostanziale continuità, ad esempio nello stesso luogo, nei confronti degli stessi clienti ed utilizzando gli stessi beni dell'attività precedente. E’ una ipotesi di sostanziale continuità quella di un lavoratore dipendente con qualifica di falegname che intenda iniziare l’attività di imprenditore rivolgendosi allo stesso mercato di riferimento (si pensi all’ipotesi in cui l’ex datore di lavoro o i clienti dello stesso siano di fatto la parte prevalente dei suoi clienti). L’esistenza del requisito in esame va sempre verificata in presenza di attività di lavoro dipendente svolte in base ad un contratto di lavoro a tempo indeterminato mentre non precludono l’applicazione del regime forme di lavoro precario come ad esempio i contratti di collaborazione coordinata e continuativa o quelli di lavoro a tempo determinato che si caratterizzano per la loro marginalità economica e sociale. Per esigenze di certezza e di semplificazione si ritiene che tale condizione di marginalità sussista tutte le volte che l’attività di lavoro dipendente a tempo determinato o l’attività di collaborazione coordinata e continuativa sia stata svolta per un periodo di tempo non superiore alla metà del triennio (periodo di osservazione mutuato dalla previsione contenuta nella lettera a)) antecedente l’inizio dell’attivitàIn presenza di un rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato o di rapporti di lavoro a tempo determinato o di collaborazione coordinata e continuativa che si siano protratti oltre il limite indicato nel periodo precedente, va invece, verificato che la nuova attività non sia svolta in sostanziale continuità con la precedente.

Per poter fornire una risposta al quesito prospettato dal sig. Garilli (lavoro di co.co.pro. di durata biennale) occorre innanzitutto apprendere:

1.   la data d’inizio della nuova attività di lavoro autonomo;

2.   le date d’inizio e fine del precedente contratto co.co.pro.

Sulla base di questi due dati si potrà verificare la sussistenza del requisito della “marginalità”, come definito dalla circolare, ovvero se l’attività di collaborazione coordinata e continuativa sia stata svolta per un periodo di tempo non superiore alla metà del triennio antecedente l’inizio dell’attività.

In altri termini, l’agevolazione spetterebbe se il contratto co.co.pro. ha cessato di produrre effetti almeno 18 mesi e 1 giorno prima dell’apertura della partita IVA.

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