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Tutto sulla Service Tax

del 04/11/2013

Tutto sulla Service Tax

Ci risiamo: sono passati meno di due anni da quando ha visto la luce l’IMU che già si sentono i primi vagiti di una nuova tassa, la Trise, figlia di Tari e Tasi.

Tralasciando la solita infelice scelta dei nomi da parte del nostro Legislatore, è certo che proprio non si sentiva la necessità di questo nuovo tributo sui servizi comunali, meglio noto ai più come “Service Tax” (perché a noi Italiani piacciono tanto i termini anglofoni, servono a renderci la cosa meno indigesta …).

Al momento le certezze in merito alla Trise non sono poi molte, se non che andrà a sostituire l’IMU (almeno sulla prima casa) e la vecchia Tares e sarà gestita dal Comune - sul cui territorio insisteranno gli immobili soggetti a tassazione - che, con apposito regolamento, ne determinerà gettito e modalità di versamento.

Quanto alla sostanza del tributo, la nuova Service Tax sarà composta da due componenti, come già anticipato: la Tari, che dovrà coprire i costi relativi alla gestione dei rifiuti urbani ed assimilati e la Tasi, che invece servirà per finanziare i servizi indivisibili forniti dal Comune (come ad esempio la manutenzione delle strade e l’illuminazione pubblica).

Per quanto riguarda la base imponibile dei due pilastri su cui si regge la Trise, diciamo subito che per la Tari verrà utilizzato un metodo di calcolo sostanzialmente analogo a quello applicato alla Tares (che va a sostituire) e cioè basato sui metri quadrati dell’abitazione e sul numero degli occupanti, mentre la Tasi potrà essere calcolata, alternativamente, o sulla rendita catastale rivalutata, come già a suo tempo per l’IMU, oppure sui metri quadri e l’imposta sarà pari all’uno per mille della rendita ovvero ad un euro a metro quadro, però con la facoltà, concessa ai Comuni, di aumentare detti importi secondo le proprie esigenze di bilancio, con il solo vincolo di non superare l’aliquota massima IMU maggiorata dell’uno per mille.

Sulla base delle prime simulazioni elaborate dagli organi di stampa e dalle associazioni di categoria, sembrerebbe assodato che il contribuente medio pagherà nel 2014 più di quanto ha sborsato nel 2013, ma qualcosa in meno rispetto al 2012, quanto l’IMU si pagava anche sulla prima casa.

Di sicuro si può dire che per i proprietari di seconde case la Tasi non sarà “una passeggiata di salute”, perché l’aliquota potrà arrivare fino all’11,6 per mille, ma anche i proprietari della sola prima casa non è detto che possano dormire sonni tranquilli.

Infatti la Tasi appare fortemente regressiva e colpirebbe maggiormente proprio quei contribuenti che posseggono abitazioni di più modeste dimensioni e valore, in considerazione del fatto che gli stessi, nel 2012, non hanno pagato IMU o l’hanno versata in misura ridotta, grazie alla presenza della detrazione sulla prima casa e quella ulteriore per ogni figlio residente, detrazioni che ora sono sparite del tutto.

Da ultimo gli inquilini: anch’essi, per la prima volta, verranno colpiti dalla Trise, un’imposta che si appresta a diventare, come sottolineato da più parti,  una nuova pesante patrimoniale sugli immobili.

Certo, il Governo si è affrettato a smentire, c’è stato pure un comunicato pubblicato sul sito del Ministero delle Finanze che ha stigmatizzato le indiscrezioni della stampa e lo stesso Premier ha voluto ribadire che con l’istituzione della Trise le imposte caleranno rispetto alla situazione attuale, ma la storia insegna che non è lecito abbassare la guardia, perché il passaggio dall’ICI all’IMU non si può dire sia stato proprio indolore.    

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