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Equitalia, difendersi dai provvedimenti esecutivi

del 30/10/2013

Equitalia, difendersi dai provvedimenti esecutivi

Sempre più spesso, soprattutto nel periodo di crisi attuale, Equitalia notifica provvedimenti esecutivi a cittadini che non sono stati in grado di pagare quanto richiesto dall'Amministrazione Finanziaria, dall'INPS e degli enti pubblici territoriali (Comuni, Regioni e Province): si tratta di iscrizioni ipotecarie, pignoramenti sui conti correnti, fermi amministrativi di veicoli.

Ma i suddetti atti esecutivi sono sempre legittimi? E' possibile difendersi dai loro effetti?

La risposta ovviamente non può essere univoca, dipende dai singoli casi; spesso però sono carenti i presupposti dei suddetti provvedimenti oppure è viziato il procedimento che li disciplina, con gravissimo pregiudizio dei diritti e dell'integrità patrimoniale dei cittadini.

Infatti i poteri attribuiti dalla legge al Concessionario per la Riscossione sono enormi in quanto permettono di incidere direttamente nella sfera giuridica del contribuente; gli atti emessi da Equitalia sono direttamente esecutivi: non è necessario cioé rivolgersi ad un giudice per potersi rivalere sul patrimonio del debitore.

Ma i suddetti poteri, giustificati dalla natura pubblicistica dei crediti da riscuotere, devono essere contemperati da regole rigidissime a tutela dei contribuenti, onde evitare abusi; il primo presupposto è  l'esistenza di un debito certo ed esigibile: prima di adottare un provvedimento di ipoteca, un pignoramento sul conto corrente o un fermo amministrativo dovrebbero essere accertati con il massimo rigore non solo la debenza del tributo ma anche la regolarità delle notifica delle cartelle di pagamento.

Spesso il tributo non è dovuto ed anche la cartella di pagamento spesso non raggiunge il destinatario che quindi non ha contezza dell'esistenza del debito; addirittura spesso non viene notificato neanche il provvedimento esecutivo con il risultato che il contribuente viene a sapere dalla banca dell'esistenza di un’ ipoteca su un immobile posto a garanzia di un mutuo; le conseguenze sono dramamtiche e possono portare in questi casi alla chiusura dell'attività aziendale ed al tracollo finanziaro del titolare: infatti le banche in questi casi, venute meno le garanzie, revocano gli affidamenti bancari con evidenti conseguenze sulla situazione finanziaria del malcapitato contribuente.

Altre volte i vincoli ipotecari sono emersi in sede di stipula di atti notarili, con grande sorpresa degli ignari stipulanti.

 In tali casi, inoltre, il contribuente, non essendo a conoscenza dell’esistenza dei suddetti atti, non si attiva per difendersi nelle sedi competenti con gravissimo pregiudizio del diritto alla difesa costituzionalmente garantito.

Situazioni analoghe si hanno nel caso ad esempio di pignoramento di veicoli utilizzati per l'esercizio dell' attività ed assolutamente necessari allo svolgimento della stessa: in tali casi, infatti, il debitore non è più in grado di provvedere al reperimento dei fondi necessari a far fronte ai debiti non essendo più in condizioni di lavorare!

In altri casi ancora i provvedimenti sono emessi per debiti in corso di sgravio da parte degli enti impositori: la lentezza degli stessi nell'effettuare il discarico delle partite iscritte a ruolo spesso non si concilia con la rapidità dell'Equitalia nell'esigere i crediti.

Ma come difendersi da tutto ciò?

Fortunatamente l'ordinamento fornisce numerosi strumenti per la tutela dei Contribuenti, soprattutto dall'emanazione della legge 212/2000 (Statuto dei Diritti del Contribuente): la Corte di Cassazione ha sancito la superiorità assiologica dei principi statutari e la loro funzione di orientamento ermeneutico, vincolante per l’interprete; in altre parole ogni dubbio interpretativo deve essere risolto in modo conforme alla l. 212/2000 in quanto si tratta di norme attuative della Costituzione. Inoltre si tratta di norme immanenti, cioè da sempre presenti nell’ordinamento fin dalla approvazione della Costituzione; la Cassazione fa rientrare tra tali principi i primi 3 commi dell’art. 7 dello Statuto (chiarezza e motivazione degli atti impositivi) e l’art. 10 (tutela dell’affidamento e della buona fede).

La prima cosa da fare è quindi verificare se gli enti impositori (Agenzia delle Entrate, Comuni, etc.) ed Equitalia hanno rispettato la normativa di legge in materia e se il procedimento di notifica delle cartelle di pagamento e degli atti esecutivi è stato attuato correttamente; in caso contrario è possibile proporre ricorso presso le Commissioni Tributarie per contestare la debenza del tributo o anche per soli vizi formali, come irregolarità nelle notifiche ed eventuale decorso dei termini di decadenza per l’accertamento e l’iscrizione a ruolo.

E’ di fondamentale importanza attivarsi quanto prima: i suddetti procedimenti dinanzi alle Commissioni Tributarie hanno termini perentori per cui eventuali ritardi potrebbero compromettere in modo irreparabile le possibilità di successo.

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