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Legge di Stabilità delusione per Confcommercio

del 22/10/2013

La Legge di Stabilità è una delusione secondo la Confcommercio. Le grandi aspettative che precedevano il testo approvato martedì scorso dal Consiglio dei Ministri, sono state tradite. Secondo la Confederazione Generale Italiana delle Imprese, delle Attività Professionali e del Lavoro Autonomo gli interventi che avrebbero dovuto darci un po' di respiro sono stati, per usare le parole del Presidente Carlo Sangalli, una "forte delusione" rispetto alle "grandi attese".

Di fatto, si tratta di un aumento in busta paga di circa otto euro che non cambierà molto la vita delle famiglie italiane. Confcommercio ha anche evidenziato un altro punto deludente ovvero l'assenza di interventi destinati allo sviluppo del mercato del lavoro che oggi ha toccato i punti più alti in termini di disoccupazione.

Un altro elemento evidenziato è la mancanza di sostegno per le Piccole e Medie Imprese, soprattutto per quelle operanti nei settori del commercio e del turismo che, secondo le previsioni, alla fine di quest'anno registreranno una drammatica situazione: 70mila imprese cesseranno l'attività.

Le tasse che i contribuenti dovranno pagare nel 2014 saranno pari a 6 miliardi è mezzo che corrispondono a 4 miliardi e 147mila euro in più rispetto all'anno in corso. A questi, inoltre, si dovranno aggiungere gli ulteriori due miliardi e 400mila euro derivanti dall'introduzione della nuova tassa TRISE. La riduzione delle tasse dal 44,3% al 43,3% in tre anni è poca cosa, spiega ancora Sangalli e in aggiunta la Legge di Stabilità non prevede uno degli interventi più urgenti che è quello della riduzione della Spesa Pubblica.

La Confcommercio inoltre, ha rilevato un'altra grave anomalia della Legge di Stabilità che riguarda la tipologia dei contribuenti. Il peso della crisi economica continuerà a gravare sulle spalle delle classi media e bassa causando un ulteriore stallo di PMI, Professionisti e lavoratori autonomi che, ad oggi, perdono perfino le poche garanzie che avevano sul prossimo futuro. Nessun intervento, poi, è stato dedicato alle fasce meno protette: i pensionati con pensione minima o i cittadini con reddito molto basso che non possono accedere neppure agli sgravi perché troppo poveri. Queste fascia è composta da ben 25 milioni di cittadini che sono di fatto esclusi da tutte le iniziative in sostegno dell'economia nazionale e dedicate interamente ai contribuenti con fasce di reddito medio alto. Fasce che comunque, nella migliore delle ipotesi, potranno recuperare con gli sgravi non più di 170 euro all'anno.

Inoltre, dati alla mano, neppure chi potrà godere degli sgravi fiscali ne vedrà gli effetti. La riduzione del peso dell'Irpef è minore rispetto all'aumento dell'Iva appena avviato e che farà lievitare ulteriormente di 105 euro le spese medie delle famiglie.

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