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Shopping compulsivo, arriva il sostegno

del 23/09/2013

Contatta | Avv. Anna Maria Ghigna e Avv. Simone Campi
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Shopping compulsivo, arriva il sostegno
La "sindrome da shopping compulsivo" può essere così grave da giustificare la nomina di un amministratore di sostegno?

Lo "shopping compulsivo" viene definito dalla medicina come un disturbo che si manifesta con il desiderio involontario e irrefrenabile di fare acquisti.

Le statistiche dicono che le persone che presentano questa patologia sono soprattutto donne di giovane età. In seguito all’acquisto compulsivo di oggetti d’ogni tipo, che il più delle volte vengono messi da parte o regalati se non gettati via, si riscontrano molto spesso sentimenti di colpa e vergogna.

Ebbene, un Tribunale lombardo ha disposto l’amministrazione di sostegno nei confronti di una donna di circa quarant'anni affetta dalla sindrome in oggetto.

Dall'esame della vicenda, si è appreso che la donna si era dimessa dal posto di lavoro per incassare il trattamento di fine rapporto, spendendolo interamente in abbigliamento e oggetti futili e comunque, in beni non necessari al reale bisogno e alle esigenze della propria vita.

La signora aveva altresì contratto debiti per circa 50 mila euro, manifestando la propria totale incapacità nella gestione delle somme a disposizione.

Riscontrata una reale difficoltà nel "contenere la propensione al consumo irrazionale di denaro" ed al fine di farle "riacquistare la capacità di risparmio e gestione efficiente del reddito" e quindi il benessere psichico, il Tribunale ha disposto la nomina di un amministratore di sostegno e, fatto non trascurabile, una terapia di sostegno, delegando a quest'ultimo incombente, il Servizio per le tossicodipendenze (Sert).

La destinataria del provvedimento, pur potendo continuare a compiere tutti gli atti necessari a soddisfare le esigenze della propria vita quotidiana, è stata interdetta dal porre in essere acquisti del valore superiore ad euro 100,00 in assenza della sottoscrizione dell’amministratore di sostegno.

Il giudice ha poi disposto che l'amministratore subentri nella gestione dei conti correnti e dei depositi della donna, ordinando agli istituti di credito di consentire, all’amministratore medesimo, tutte le operazioni, previa esibizione del decreto del Tribunale.

È bene precisare, infine, che in attuazione di quanto statuito in materia di privacy, il giudice ha ordinato che l’amministratore, in tutti i rapporti con i terzi, comunichi soltanto la parte dispositiva del decreto, e non anche la parte in cui sono stati indicati i motivi della decisione, al fine di non turbare maggiormente la riservatezza della signora.

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