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Evasioni contributive, in 6 mesi un aumento

del 03/09/2013

Su 72.436 imprese controllate dagli ispettori del lavoro e dall'arma dei Carabinieri nei primi sei mesi del 2013, oltre la metà, ovvero il 62%, non risulta in regola con gli obblighi contributivi. Quasi 44.688 sono le aziende che hanno fatto incrementare del 22% il numero delle violazioni rispetto all'anno precedente. Il dato sull'evasione contributiva accertata è infatti più che raddoppiato (+117%) ed è pari a 260.221.379 euro.

Queste cifre incredibili sono state fornite dal Ministero del Lavoro e sono il resoconto dei risultati dell'attività di vigilanza dei Servizi Ispettivi territoriali e dei Nuclei Carabinieri durante il primo semestre del 2013. La Direzione Generale per l'Attività del Ministero del Lavoro ha dunque evidenziato una realtà preoccupante figlia della crisi economica che sta mettendo in seria difficoltà le aziende italiane.

L'unico dato in controtendenza è la riduzione delle violazioni in materia di orario di lavoro. Rispetto al 2012 si è registrato un 25% in meno; in tutto 9.705 violazioni. Potrebbe sembrare un dato positivo ma questa tendenza va letta in relazione alla diminuzione dell'orario lavorativo. In sostanza si evade meno perché si lavora di meno.

Nella nota diffusa dal Ministero del Lavoro, viene anche evidenziata la condizione dei lavoratori in nero, che è rimasta quasi la stessa (22.992 persone, il dato dei lavoratori totalmente in nero scovati da ispettori e carabinieri del Nucleo Ispettivo del Lavoro), con un incremento dell'1% mentre è aumentato notevolmente il fenomeno dell'abuso nell'utilizzo di contratti lavorativi flessibili che celano invece un rapporto subordinato e continuativo come ad esempio le collaborazioni a progetto, le finte partite Iva e le associazioni in partecipazione non genuine. È risultato irregolare il 39% delle aziende controllate dalle Autorità competenti.

Soprattutto il fenomeno delle false partite Iva (professionisti con regolare partita Iva che però hanno in essere un rapporto subordinato al pari di un dipendente regolare e che dunque devono sottostare a orari d'ufficio e presenza in sede) è l'oggetto dei provvedimenti restrittivi della Riforma Fornero finalizzati ad arginarlo.

La nota diffusa dalla direzione Generale per l'Attività Ispettiva del Ministero del Lavoro ha anche evidenziato un miglioramento nelle rilevazioni delle violazioni grazie ad una maggiore efficienza dei servizi ispettivi che hanno potuto operare più velocemente anche grazie all'efficacia dei dati disponibili nelle banche dati a disposizione.

Un'analisi dei dati da un punto di vista umano è però d'obbligo. È nota ormai la condizione in cui verte l'Italia, non c'è associazione di categoria che non abbia lamentato uno stato d'allarme riconducibile, fra le altre cause, alla forte pressione fiscale che preme su imprenditori e dipendenti.

È dunque possibile che una parte di quel 60% di evasori sia in realtà composto da persone che non avevano alternativa, pena la chiusura dell'attività.  

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