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Le nuove imposte di registro

del 18/08/2013

Dal 26 giugno 2013, con la pubblicazione sulla “Gazzetta Ufficiale” n. 147 del 25 giugno 2013 della Legge 71/2013, di conversione del D.L. 43/13, entra in vigore l’aumento dell’imposta di bollo, in particolare, gli importi in precedenza stabiliti in 1,81 e 14,62 euro passano, rispettivamente, a 2 euro e 16 euro.

Non sono interessati dalla novità gli atti finalizzati fino al 25 giugno, ancorché presentati in data successiva ad un ufficio pubblico per la registrazione.

L'aumento riguarda una serie di documenti che interessa diversi soggetti, in particolare l'imposta di bollo che ora è pari a 2 euro riguarda: le fatture che contengono importi non assoggettati ad Iva; gli estratti conti o altri documenti di accreditamento o addebitamento per somme superiori a euro 77,47; le ricevute o lettere commerciali presentate per l'incasso presso gli istituti di credito per somme inferiori a 129,11 euro.

L'aumento invece da euro 14,62 passa a 16 euro e riguarda numerosi documenti (così come meglio identificati nei primi tre articoli della tariffa, parte I), nonché i documenti societari (libri sociali e registri contabili di cui all'articolo 16 della tariffa, parte I).

A titolo esemplificativo questo aumento dell'imposta fissa riguarda: gli atti rogati o autenticati da un notaio o altro pubblico ufficiale; le scritture private contenenti convenzioni anche unilaterali che disciplinino rapporti giuridici di ogni specie; istanze, memorie, ricorsi, dirette agli organi dell'amministrazione dello Stato e degli enti pubblici territoriali tendenti ad ottenere rilasci di certificati ovvero provvedimenti amministrativi.

Per i registri soggetti a bollatura, anche facoltativa sui quali è già stata assolta l'imposta all'atto dell'effettuazione della formalità sarà necessario procedere all'integrazione dell'imposta di bollo nel caso in cui siano completamente inutilizzati. Nel caso in cui i registri siano già stati utilizzati ancorché parzialmente non occorre integrare il bollo. È possibile continuare ad utilizzare le vecchie marche da bollo da euro 1,81 e da euro 14,62, integrandole qualora l'imposta si renda dovuta nella nuova misura.

Lo stesso discorso vale per la carta da bollo, ma la differenza va integrata con l'applicazione delle marche da bollo. Può verificarsi l’ipotesi che i contribuenti si ritrovano in possesso dei “vecchi” contrassegni di 1,81 e 14,62 euro, e in tale ipotesi facendo riferimento a quanto previsto dall’Agenzia delle Entrate nella circolare sopra citata (11/2006) - anche se in relazione alla integrazione delle vecchie marche da bollo - i contribuenti possano richiedere l’emissione di contrassegni da 0,19 euro e da 1,38 euro a completamento dei vecchi contrassegni in modo da raggiungere le nuove misure dell’imposta previste (2 euro e 16 euro).

Con riferimento alle conseguenze sanzionatorie dell’applicazione di un contrassegno telematico di euro 1,81 o di euro 14,62 al posto di quelli aumentati resta possibile accedere al ravvedimento operoso, che consente di applicare una sanzione pari ad 1/10 del minimo nel caso in cui il pagamento avvenga entro 30 giorni (si aggiunge il ravvedimento sprint se il pagamento avviene entro i 15 giorni), ovvero una sanzione pari ad 1/8 del minimo, se la regolarizzazione avviene tra il 31 esimo giorno ed l’anno dal pagamento parziale. Solidalmente obbligati al pagamento dell'imposta sono invece tutte le parti che sottoscrivono, ricevono, accettano o negoziano atti, documenti o registri non in regola con le disposizioni del D.P.R. 642 del 1972. Se, invece, nessuna delle parti abbia provveduto al pagamento dell'imposta di bollo né in sede di formazione né in un momento successivo tramite regolarizzazione, entrambi i soggetti restano responsabili sia ai fini del pagamento del tributo che ai fini dell'irrogazione della relativa sanzione.

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