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P.A.:è reato minacciare atti legittimi?

del 25/06/2013

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v.le Leonardo da Vinci 114 Roma 00145 Roma (RM)

Cassazione penale , sez. VI, sentenza 21.03.2013 n° 13047

A seguito della riforma dei reati contro la pubblica amministrazione la condotta di minaccia, di qualsiasi tipo ed entità, di un danno ingiusto per il privato, finalizzata a farsi dare o promettere denaro o altra utilità, posta in essere con abuso di poteri e/o di funzioni, integra il delitto di concussione, se proveniente da pubblico ufficiale, o di estorsione, se proveniente da incaricato di pubblico servizio; qualora, invece, il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio, abusando delle funzioni o dei poteri, sempre per farsi dare o promettere il denaro o l’utilità, prospettino al privato, con comportamenti di persuasione e convinzione non integranti minaccia, la possibilità di adottare atti legittimi, ma dannosi per il privato medesimo, ricorre il delitto di induzione indebita di cui all’art. 319-quater c.p.

Il caso vedeva una coppia di finanzieri estorcere il pagamento di una grossa tangente, quale primo acconto di futuri pagamenti, per evitare una chiusura sfavorevole di una società ed una possibile estensione degli accertamenti ad altre società appartenenti al medesimo gruppo.

La condotta di induzione, rilevante ai fini dell'art. 319-quater c.p., deve essere certamente caratterizzata da una condizione di metus publicae potestatis e da una forma di pressione psicologica, ma la stessa deve essere più propriamente una forma di persuasione, di prospettazione della convenienza del cedere alla richiesta del pubblico ufficiale/incaricato di pubblico servizio, piuttosto che la minaccia in senso tecnico di cui all'art. 612 c.p.

In conclusione, secondo i giudici di legittimità, i fatti contestati ai ricorrenti debbono essere inquadrati nella nuova figura di reato di cui all'art. 319-quater c.p. Tutta la condotta dei due imputati, infatti, era consistita nel prospettare l'esercizio di attività in se legittime, individuando irregolarità fiscali sia nell'azienda in cui erano in esecuzione le attività di verifica che nelle altre aziende del gruppo. Il pagamento della somma pretesa veniva comunque presentato come alternativa ad un danno non certo qualificabile ingiusto.

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