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I bambini contesi hanno voce nel processo

del 10/04/2013

I bambini contesi hanno voce nel processo

Prima il minore era veramente minore, un essere che diveniva persona-soggetto di diritti solo dopo essere stato educato e plasmato;si trovava in una condizione di inferiorità umana e di assoluta incompiutezza che lo facevano dipendere da altri.

Come non citare Cartesio il quale affermava che era necessario liberarsi dell'infanzia come ci si libera dal male, perché dal fatto che ogni uomo è dovuto essere prima un bambino dipendono i suoi errori una volta divenuto adulto!!!!

In realtà, negli ultimi trent'anni l'ordinamento giuridico ha mostrato una sensibilità crescente nei confronti del minore interessato da forme di disagio che si ripercuotono sul suo sviluppo psichico e  si è avviato un pieno riconoscimento dei diritti  del soggetto in età evolutiva e la predisposizione di strumenti per assicurare sostegno, promozione e recupero del minore in difficoltà.

Il pensiero attorno ai diritti dei bambini si esprime attraverso strumenti legislativi che organizzano la tutela dei diritti dei minori. con l'attuazione più completa possibile del suo diritto all'educazione, attraverso la creazione di condizioni che possano favorirne il più ampio e completo sviluppo della sua personalità, autonomia e responsabilità.

E così, come nella Convenzione di New York ed in quella di Strasburgo,anche  nella nostra Costituzione si sanciscono, accanto al diritto d'eguaglianza, la tutela delle minoranze linguistiche,ecc,i  diritti previsti per lo sviluppo dignitoso del bambino. Egli è considerato una “persona” in grado di manifestare la propria opinione ed esprimerla liberamente e in qualsiasi materia;ed infatti nel nostro ordinamento, esistono casi in cui la legge prevede che, per l'assunzione di determinati provvedimenti in grado di condizionare la vita del fanciullo, questi venga “sentito” dall'Autorità giudiziaria.

Nonostante le concettualizzazioni riguardanti le connessioni e le interdipendenze del diritto con la psicologia, tuttavia abbiamo uno scarso riscontro di tali connessioni nella pratica forense,ed in effetti troppo spesso non ci si rende conto che il contatto del bambino con la struttura giudiziaria avviene, in genere, quando ha già vissuto una situazione traumatica ( in famiglia o altrove) e che dunque un approccio inadeguato può coinvolgere la sua salute psichica, l'educazione nonché il suo sviluppo comportamentale.

A tal proposito, nell’ottica di una riflessione da parte delle Autorità Giudiziarie competenti in materia, si ricorda che la Corte europea ha condannato l’Italia, nella gestione dei conflitti tra genitori e figli minori, per la natura delle misure adottate giudicate “stereotipate ed automatiche”, senza tener conto dell’oggetto principale che è il benessere e la salvaguardia del minore coinvolto.

E’ pur vero che ci si sta orientando verso nuova concezione del minore, quale persona da tutelare alla stregua di chiunque versi in una situazione di difficoltà. Ed è proprio su tale scia che i Giudici del Tribunale di Varese hanno ribadito con forza che “le decisioni in materia di conflitti genitoriali che vedono coinvolti i minori, non possono e non devono essere delegate ai Servizi Sociali poiché tale ruolo è riservato dalla legge al Giudice” il quale  deve assumere qualsiasi  decisione solo dopo aver ascoltato il minore e, quindi, dopo averlo reso partecipe delle scelte che si assumeranno nel suo interesse;il Giudice, ove lo ritenesse opportuno, potrebbe nominare per suo conto, un curatore speciale che lo rappresenti in giudizio (ex art. 78 c.p.c.)  potere di nomina che il Giudice può esercitare anche d’ufficio (secondo quanto previsto dalla Convenzione di Strasburgo del 25 Gennaio 1996).

E’ singolare la constatazione di come  fino a pochi decenni fa era esclusa a priori l'attendibilità del minore ad assumere le vesti di testimone, o addirittura di essere consultato riguardo alle decisioni che lo riguardavano, ciò in quanto  venivano indiscriminatamente considerati “non competenti” a fornire una versione aderente alla realtà storica dei fatti narrati, specie se  consumati tra le mura domestiche ed elaborati sulla base di un insieme di fattori psicologici ed ambientali.

Tuttavia sono stati fatti enormi passi avanti, perché ciò che veramente conta è la tutela di queste “persone” piccole d’età ma molto spesso più mature dei genitori che presi dai loro conflitti personali troppo spesso dimenticano quali soni reali bisogni dei “bambini”,delegando le decisioni riguardanti i loro figli ai Servizi Sociali o al Tribunale minorile!Di sicuro un procedimento giudiziario, in cui è coinvolto un bambino, nel quale egli  diventi l’ attore principale del processo è la più importante espressione del diritto del minore.

La crescente cultura dei diritti dell'infanzia deve costantemente  promuovere attenzione e impegno da parte della società e delle Autorità Giudiziarie nel riconoscere le diverse forme di disagio dei bambini e cercare di rendere effettivi gli strumenti di tutela a disposizione per garantire  la tutela dell'infanzia.

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