Il tirocinio rappresenta sempre più per i giovani il
primo impatto con il mondo produttivo, ancor prima dell’ingresso nel mondo del
lavoro come apprendisti. Ne prendiamo atto senza voler entrare nel merito di
questa evidenza.
Vero è che prima della conferenza Stato-Regioni del 24 gennaio
ultimo scorso, lo stage, o il tirocinio che dir si voglia, era gratuito.
Lo
stagista per tale periodo non percepiva nulla dall’impresa che lo accoglieva
che gli permetteva un primo impatto con il mondo del lavoro.
Sia nell’ottica
dell’impresa, alla ricerca di un nuovo valido collaboratore, sia in quella di
un giovane, desideroso di mettersi alla prova e dimostrare le proprie
potenzialità, la cosa non poteva che essere considerata positivamente. Per
entrambe le parti era ed è una chance. Nel futuro lo stage non sarà più
gratuito.
Siccome è nella natura di molti di noi fare i furbetti, le cose,
seppur nate con spirito positivo, spesso prendono una piega diversa. In questo
caso, molti hanno intravisto la possibilità di utilizzare, a rotazione,
manodopera a costo zero.
Vi sono eclatanti esempi a proposito, come quello di
una studentessa specializzanda in Economia e Commercio che si è ritrovata in
stage in una grande azienda di abbigliamento ad aprire scatoloni ed appendere
abiti (ma lo stage era stato istituito per intrattenere rapporti commerciali
con l’estero!).
Da qui, forse, la decisione della Conferenza Stato-Regioni di
prevedere nei confronti dello stagista il pagamento di una indennità non
inferiore a 300 € lordi mensili (con l’intento di elevarla a 400 € in futuro),
oltre a porre più stringenti limiti alla durata temporale ed al numero di
soggetti accoglibili in relazione alle dimensioni aziendali.
E’ però il caso di
chiarire, al fine di non ingenerare inutili attese, che quanto previsto dalla
Conferenza Stato-Regioni non si riferisce ai tirocini curricolari, ovvero
quelli promossi dalle scuole e dalle università, né a quelli riguardanti la
pratica professionale e neppure a quelli “estivi”.
Sappiano, inoltre, gli stagisti futuri, perché è a costoro che si indirizzerà la norma regionale, che dalla data del 24 gennaio scorso, alle Regioni è stato concesso un tempo di 6 mesi per recepire le linee guida della Conferenza Stato-Regioni e legiferare in merito e che, allo stato dell’arte, la Regione Lombardia, come moltissime altre, non lo ha ancora fatto.
