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Uso degli stupefacenti in gruppo: grave come spaccio

del 08/02/2013

Uso degli stupefacenti in gruppo: grave come spaccio

Cosa vuol dire uso di stupefacenti di gruppo?

Il consumo di stupefacenti, al pari di quello di altri articoli voluttuari legali o illegali che siano, non è necessariamente un fatto isolato che avviene in gran segreto e riservatamente ed anzi in moltissime occasioni l’acquirente/consumatore non acquista solo per se ma anche per altri.

 

Naturalmente se qualcuno compra droga al fine di rivenderla siamo nella piena ipotesi di reato di detenzione ai fini di spaccio con ogni conseguenza sulla relativa sanzione.

 

Ma se poniamo tre persone acquistano stupefacenti recandosi insieme dal cosiddetto spacciatore?

 

E se lo stesso gruppo di persone non si reca compatto dallo spacciatore ma fa una colletta e poi delega uno solo di loro all’acquisto, e poi l’acquirente distribuisce le dosi secondo il fondo spese ricevuto da ciascuno e senza marginare profitto?

 

E infine se il gruppo delega uno solo all’acquisto, previa raccolta di fondi, e poi chi ha acquistato mette a disposizione del gruppo lo stupefacente perché ognuno ne prelevi la quantità che vuole per fare insieme un “festino”?

 

In questi casi fino a qualche tempo fa si faceva riferimento all’uso di gruppo e non allo spaccio perché chi materialmente acquistava non lo faceva a fini di rivendita ma per un uso personale, sia pure non esclusivamente proprio ma anche di altri membri del gruppo. E tale orientamento era stato in particolar modo sacralizzato dalla famosa sentenza della Suprema Corte n. 4 del 1997  che stabilì: “non sono punibili, e rientrano, pertanto, nella sfera dell’illecito amministrativo di cui al D.P.R. n. 309 del 1990, art. 75 l’acquisto e la detenzione di sostanze stupefacenti destinate all’uso personale che avvengano, sin dall’inizio, per conto e nell’interesse anche di soggetti diversi dall’agente

 

La Suprema Corte ha però, più recentemente, cambiato completamente orientamento con la Sentenza 16 febbraio 2012, n. 6374 nella quale si afferma, tra l’altro: “è penalmente rilevante, e quindi punibile, la detenzione di sostanza stupefacente destinata al cosiddetto uso di gruppo”; tale mutato orientamento a seguito di una lettura molto restrittiva della L. n. 49 del 2006 che precisa come la non punibilità penale  attiene soltanto alla detenzione per uso esclusivamente personale; la Suprema Corte ha ritenuto essenziale l’aspetto semantico dell’avverbio “esclusivamente” per cui non si poteva ritenere equivalente un uso che, pur personale del gruppo, non lo era esclusivamente di un solo soggetto ma di molti; il ragionamento veniva sintetizzato nella frase “una interpretazione più restrittiva rispetto a quella che, sotto la previgente normativa, veniva data dal sinallagma “uso personale“.

 

Ancora una volta la norma, da sola, non è abbastanza e sufficientemente chiara a stabilire cosa sia punibile e cosa no: basta che una norma aggiunga un avverbio, apparentemente di poco conto, perché l’interpretazione degli Ermellini ne stravolga completamente l’applicazione: la novella normativa con l’aggiunta dell’avverbio è del 2006 ma solo dopo 6 anni i Giudici della S.C. ce ne hanno fornito una interpretazione autentica nel senso che la sanzione penale va estesa a qualunque ipotesi di uso diverso da quello strettamente, esclusivamente e personalissimo.

 

Qualcuno sostiene che l’interpretazione, più che strettamente semantica, rappresenta il mutare dell’opinione pubblica e la volontà politica perché la norma può prestarsi a diverse interpretazioni anche in funzione di quanto sia il rigore con cui qualcuno chiede di applicarla.

 


 

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