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WhatsApp viola la normativa sulla privacy?

del 31/01/2013

WhatsApp viola la normativa sulla privacy?

Parliamo di uno dei software più popolari al mondo per l’instant messaging in mobilità: cioè di un programma, in qualche modo simile a Skype, per scambiarsi messaggini.

Il problema è che il programma richiede un accesso incondizionato alla rubrica dei contatti memorizzata sul telefonino degli utenti e questo accesso consente in pratica di mandare in rete e rendere disponibili dati riservati che avevamo memorizzato per noi stessi e non certo perché altri ne avessero conoscenza: infatti l’Autorità sulla privacy Canadese e quella dei Paesi Bassi hanno già stabilito la violazione ritenendo che gli utenti dovrebbero poter decidere liberamente quali dettagli dei contatti desiderano condividere con WhatsApp.

In Italia la legislazione ordinaria sulla privacy è contenuta nel Decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, e questa, (Parte I art. 4) così definisce i dati personali: “qualunque informazione relativa a persona fisica, identificata o identificabile, anche indirettamente, mediante riferimento a qualsiasi altra informazione, ivi compreso un numero di identificazione personale;

Nella rubrica del nostro terminale mobile sono associati nominativi e numeri di telefono, a volte addirittura indirizzi email ed altri dettagli: tutto questo non può non considerarsi “dato personale” e quindi soggetto alla relativa normativa, per non parlare di chi usa la propria rubrica addirittura per memorizzare dati ancor più sensibili come i codici pin di carte di credito, bancomat e quant’altro.

Poiché per il trattamento di detti dati è prevista una apposta informativa, con tanto di notizia su chi sia il responsabile del trattamento, è di tutta evidenza che un’applicazione che esiga di accedere alla rubrica senza consentire una scelta e senza prevedere l’apposita autorizzazione al trattamento e, soprattutto, senza prevedere il diritto al recesso ed alla cancellazione, viola anche la normativa Italiana.

Vi è poi un altro profilo di cui tener conto: chi ci aveva affidato il proprio recapito, lo aveva fatto in via personale e senza autorizzarci a diffonderlo in rete: ne consegue che anche l’utente che, avvalendosi di WhatsApp, accetta di rendere pubblica la propria rubrica, commette un illecito nei confronti dei titolari dei dati in rubrica.

Normativa di riferimento:

le considerazioni di cui sopra discendono, come detto, dalla norma di riferimento che è il Decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, e che in alcune sue parti fa espressamente riferimento ad applicazioni come quelle di cui ci occupiamo.

Innanzitutto la Legge determina, nel suo articolo 1, chi siano i soggetti che hanno diritto alla tutela e su questo il testo è molto chiaro: “Chiunque ha diritto alla protezione dei dati personali che lo riguardano

I diritti dei soggetti tutelati sono descritti dagli artt. 7 e 13: diritto di ottenere la conferma dell’esistenza o meno di dati personali…  delle finalità e modalità del trattamento, della logica in caso di trattamento elettronico, degli estremi del titolare, dei soggetti ai quali possono essere comunicati,.. diritto a modifica, cancellazione e rettifica. Previsto anche che l’interessato o la persona presso la quale sono raccolti i dati personali sono previamente informati oralmente o per iscritto…

Ma già l’art. 3 identifica, in particolare, proprio il tema in oggetto poiché prende in considerazione i sistemi e programmi informatici che devono essere configurati “riducendo al minimo l’utilizzazione di dati personali”, ove sia possibile perseguire la stessa finalità senza il trattamento: WhatsApp non ha alcuna necessità di tali dati ma richiede l'accesso ai numeri di telefono di tutti i contatti degli utenti indipendentemente dal fatto che questi facciano uso del servizio o meno; e tiene traccia di queste informazioni per aggiornare di volta in volta l'elenco dei propri conoscenti inseriti nella rubrica contattabili attraverso il servizio.

Col successivo art. 4 si definisce “diffusione”, “il dare conoscenza dei dati personali a soggetti indeterminati, in qualunque forma, anche mediante la loro messa a disposizione o consultazione”…. Indubbiamente questa applicazione opera una diffusione.

Con l’art. 23 la norma impone l’obbligo del consenso “Il trattamento di dati personali da parte di privati o di enti pubblici economici è ammesso solo con il consenso espresso dell’interessato”… non possiamo certo dire che WhatsApp richieda espressamente e con le dovute forme detto consenso.

Inoltre WhatsApp è un applicativo che gira sulla rete mondiale e questa ipotesi è prevista sia dall’art. 5 “Il presente codice disciplina il trattamento di dati personali, anche detenuti all’estero” che dagli artt. 43, 44 e 45 che prevedono il “divieto di trasferimento anche temporaneo fuori del territorio dello Stato

WhatsApp può rientrare nella definizione di cui all’art. 32 in quanto “fornitore di un servizio di comunicazione elettronica accessibile al pubblico” ed è sicuramente soggetto alle norme di cui all’art. 34 (Trattamenti con strumenti elettronici) per il che sono previste “speciali cautele per la massima tutela

 L’applicazione, per essere in regola con la norma Italiana, avrebbe poi dovuto notificare il fatto che opera un trattamento di dati ex art. 37: “Il titolare notifica al Garante il trattamento di dati personali cui intende procedere…  se il trattamento riguarda… dati che indicano la posizione geografica di persone od oggetti mediante una rete di comunicazione elettronica”….

Le norme citate, come si vede, sono molto precise e le relative pene, in caso di trasgressione, non sono certo lievi: l’art. 167 prevede la reclusione da sei a diciotto  mesi!

Di fatto la rubrica di ogni terminale contiene i numeri di telefono sia di utenti di WhatsApp che non, e questa mancanza di scelta è contro la legge canadese e olandese, che si sono già espresse, ma anche contro la Legge Italiana come abbiamo appena visto.

Attualmente vi sono in rete numerose discussioni e pare che WhatsApp stia già facendo qualcosa: i produttori di WhatsApp ora permettono agli utenti di iOS 6 di aggiungere gli utenti manualmente, chi usa BlackBerry, Android, Windows o Nokia non ha ancora quest'opzione. Questo significa che il problema non è ancora stato risolto che in parte.


 


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