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Entra in vigore il redditometro: come funziona

del 09/01/2013

Entra in vigore il redditometro: come funziona

Dopo il Redditest … il Redditometro.

No, non è uno scioglilingua. Si tratta del nuovo “Studio di settore” per famiglie approvato con il Decreto 24 dicembre 2012 e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 3 del 4 gennaio 2013.


Non c’è quotidiano, economico e non, che in questi giorni non metta in prima pagina almeno un richiamo a questo ennesimo strumento di indagine sui “guadagni” degli Italiani, con tanto di botta e risposta tra addetti ai lavori ed un piccato Attilio Befera, Direttore dell’Agenzia delle Entrate.


Ma, in soldoni, di che si tratta?


In poche parole siamo di fronte ad un software che ricreerà artificiosamente il reddito dei contribuenti partendo dalle spese effettivamente sostenute da ciascuno oppure ricostruite sulla base dei dati ISTAT.

Gli elementi indicativi della capacità contributiva ai fini della determinazione sintetica del reddito presi in considerazione dal redditometro sono molteplici e tra i più disparati. Stiamo parlando di oltre 100 categorie di spesa: a titolo di puro esempio citiamo le spese per alimentari e bevande, calzature, corsi di formazione, viaggi e vacanze, utenze, le spese per auto e trasporti in genere, elettrodomestici, per comunicazione, istruzione, tempo libero, cultura, giochi, per servizi alla persona (centri di cura e di benessere, assicurazioni, gioielli, pasti fuori casa etc.), nonché per risparmi.

Di più: la capacità contributiva del contribuente oggetto d’indagine non sarà “tarata” soltanto sulla spesa media per gruppi di categorie di consumi, ma anche in base al nucleo familiare di appartenenza, distinto in 55 tipologie, 11 categorie per cinque aree geografiche differenti.


L’indagine partirà innanzitutto dai dati che sono presenti nell’archivio dell’Anagrafe tributaria; in seconda battuta, per tutte le spese non presenti nell’archivio dell’Anagrafe (e sono la stragrande maggioranza), le stesse saranno determinate presuntivamente facendo riferimento all’ammontare della spesa media ISTAT riferita ai consumi del nucleo familiare di appartenenza, senza contare che l’Agenzia delle Entrate potrà rilevare le predette spese considerano anche non meglio precisate ed inquietanti “analisi e studi socio economici”.


In definitiva, il concetto del Redditometro è basato sull’equazione banale di “quanto spendo, tanto guadagno”, anche se la realtà non è mai così lineare come i “guru” delle Entrate vorrebbero farci credere.

Da ciò, se tra dichiarazione e consumi verrà riconosciuto uno scostamento superiore al 20% si potrà essere chiamati dal Fisco per ulteriori accertamenti.

 



 

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