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La deduzione dei costi sostenuti dai privati contribuenti

del 07/01/2013

La deduzione dei costi sostenuti dai privati contribuenti

Come si sa il Parlamento aveva in corso la discussione dell'approvazione del disegno di legge delega sulla riforma fiscale che, con ogni probabilità, sarà ripreso nella prossima legislatura. Di recente nel testo era comparso un emendamento che ha introdotto, per la prima volta nel nostro ordinamento in itinere, il cosiddetto "contrasto d'interessi fiscale”. La stampa si è occupata della questione con titoli del tipo "si potranno dedurre gli scontrini fiscali dalle tasse".

Ma di che cosa stiamo parlando? Della possibilità per il contribuente di dedurre dall'imponibile tassato dall'Irpef,in modo parziale, alcuni dei costi sostenuti nel corso dell'anno.

Tale possibilità infatti porrebbe venditore e acquirente, di beni o servizi quali, l’acquisto di una abitazione, la stipulazione di una assicurazione, l’acquisto di un automezzo, il sostenimento di una spesa dentistica od anche l’acquisto di indumenti o la cena al ristorante, in posizione di contrasto d'interessi fiscale appunto, nel senso che il compratore avrebbe tutto l'interesse a farsi certificare il costo sostenuto per poi chiedere un risparmio d'imposta, in sede di dichiarazione dei redditi. In sostanza l'elencazione degli scontrini e/o fatture o ricevute fiscali nella dichiarazione dei redditi.

Per chiarezza, in termini tecnici, per deduzione si intende la riduzione del reddito imponibile mentre per detrazione si intende la riduzione dell’imposta.

Questo meccanismo della deduzione di alcuni costi sostenuti dai privati contribuenti, è molto utilizzato in diversi sistemi fiscali nazionali, uno di questi è quello statunitense. Anche il nostro attuale sistema fiscale conosce fattispecie similari, da noi si chiamano oneri deducibili o detrazioni d'imposta, la più nota delle quali è forse la detrazione, di recente aumentata al 50 per cento, del 36 per cento sulle spese di manutenzione e ristrutturazione del patrimonio edilizio privato nazionale (in sostanza le manutenzioni degli immobili). Tra l'altro di recente il Governo Monti ha proposto ( proposta poi fortunatamente non accolta dal Parlamento) di riordinare (ossia fortemente limitare) le attuali, magre, detrazioni e deduzioni d'imposta, sostenendo di poter risparmiare oltre 3 miliardi di euro.

Ma torniamo ai nostri scontrini.

Sta prendendo sempre più piede tra gli italiani l'idea che, in caso di contrasto d'interessi così come spiegato in precedenza, chi ha sempre evaso le imposte forte del fatto che l'emissione dello scontrino non fosse di sostanziale interesse per il compratore, con l'introduzione di questa possibilità di deduzione, rimarrebbe incastrato dalla convenienza suddetta ed obbligato a dichiarare tutti i suoi ricavi.

Che questa idea sia molto popolare non vi è dubbio, anche il più grande quotidiano economico nazionale ha di recente lanciato un sondaggio tra i suoi lettori ed il principio in parola è risultato essere il preferito tra le varie opzioni proposte nel medesimo sondaggio per contrastare l'evasione fiscale, da tutti considerata una vera piaga nazionale.

Sono poi numerose le indagini tra gli addetti ai lavori, i dottori commercialisti ad esempio, che nella grande maggioranza indicano questa come una delle soluzioni necessarie al nostro inefficiente ed iniquo sistema di tassazione delle persone fisiche.

Nonostante tutta questa popolarità la stampa in genere e quella specializzata in particolare si è occupata solo sporadicamente della questione e sempre dando più spazio o quantomeno ben evidenziando, i pareri che decisamente negavano l'utilità di una riforma fiscale di questo tipo ed anzi la ritenevano dannosa.

Tutto ciò fino all'introduzione dell'emendamento di cui parlavo all'inizio dell'articolo, emendamento che però era presente nella versione licenziata dalla commissione senatoriale in prima battuta ma sparito dalla seconda versione del testo fatto precipitosamente rientrare in commissione, per motivi ancora ignoti ( o forse immaginabili).

Quali sono quindi le motivazioni di chi si oppone a quella che sarebbe una vera e propria rivoluzione fiscale e noi tutti sappiamo quanto ci sia bisogno di una vera e propria rivoluzione nel senso dell'equità della nostra cavillosa e complicatissima legislazione tributaria ?

A prima vista gli effetti benefici sarebbero infatti numerosissimi. L'evasione di imposte è stimata  in una cifra intorno ai 120 miliardi di euro l'anno. L'imposta più evasa è l'Iva seguita a ruota dall'Irpef. Lo Stato potrebbe recuperare somme importantissime impedendo l'omissione di ricavi. Oltre a ciò vi sarebbe un inevitabile stimolo ai consumi, altra necessità della nostra martoriata economia. E allora quali sono le motivazioni dei detrattori ? Detrattori che peraltro paiono " fortissimi" un vero e proprio organizzato e combattivo gruppo di "resistenza".

Le motivazioni di opposizione sono sostanzialmente le seguenti.

1) Le entrate dello Stato, in sede di prima applicazione della riforma, subirebbero una riduzione certa legata alla riduzione di materia imponibile di cui beneficerebbe  il contribuente che si dedurrà il costo sostenuto e certificato dal venditore, mentre le nuove entrate legate all'emersione dei ricavi prima non dichiarati sarebbero assolutamente incerte. Secondo i sostenitori di tale eccezione una riforma di questo tipo sconterebbe pertanto la necessità di trovare una "copertura" che la Ragioneria Generale comunque richiederebbe. Tali motivazioni sono assolutamente superficiali e non meditate. Innanzitutto l'introduzione della deducibilità dei costi sarebbe, come detto, graduale e limitata, in una prima fase, solo ai costi sostenuti in quelle aree dell'economia che più di altre ed in maniera massiccia sono afflitte dal problema dell'evasione fiscale. Inoltre si potrebbe, questa volta a ragione, rivedere deduzioni e detrazioni d'imposta eliminando o riducendo le deduzioni e detrazioni direttamente riferibili, settorialmente, proprio ai costi divenuti deducibili. Ricordate il “riordino” del Governo Monti con oltre 3 miliardi di risparmio ? Pensiamo quanto possa far risparmiare la completa abolizione: ecco trovata la ( presunta) copertura !

2) Altra eccezione sollevata dagli oppositori:  l'unico effetto sarebbe  quello di  alzare l'asticella  della convenienza per il venditore sullo "sconto" da proporre al compratore in caso di mancata fatturazione del bene o servizio. Appare chiaro che se si consentisse una deduzione ridotta, ad esempio del 10 per cento dei costi sostenuti, il rischio che si corre è il venditore possa proporre uno sconto ad esempio del 20 senza fattura. Non a caso nella detrazione per oneri di ristrutturazione immobiliare è consentita una rilevante detrazione d'imposta (ora addirittura del 50 per cento) proprio per evitare di “indurre in tentazione”. Tutto ciò, ovviamente, proprio per cercare di rendere sconveniente la proposta di “scorciatoia” di cui sopra.  La soluzione risiede nell’introduzione di percentuali di deduzione premianti e convenienti, almeno il 30/40 per cento in fase iniziale e riferite solo ad alcune aree di spesa che oggi, più facilmente di altre, sono soggette ad evasione, per poi far crescere percentuali e possibilità di deduzione una volta che il sistema sarà rodato e inizi a produrre effetti.

3) Pagare le imposte è un dovere, introdurre la convenienza economica in questa materia non è etico. Questa è la più "simpatica" delle obiezioni; sul fatto che pagare le imposte sia un dovere siamo tutti d’accordo. Le imposte sono il collante del patto sociale di hobbesiana memoria. Senza o con servizi pubblici inefficienti, le società tendono alla disgregazione e noi lo sappiamo bene. Tuttavia mi sfugge dove sia la negatività o l’amoralità dell’introduzione al fianco di un dovere tra l’altro costituzionalmente previsto anche un elemento di convenienza per chi quel dovere lo adempie.  Anzi il cittadino avrebbe una ragione in più per fare il proprio dovere, facendo anche del bene al sistema economico nel suo complesso.

4) Diventa impossibile in fase di controllo verificare la veridicità di tutti i documenti di spesa allegati alla dichiarazione dei redditi. Questo tipo di obiezione mi fornisce lo spunto per una necessaria ulteriore rivoluzione nei rapporti commerciali che deve essere introdotta nel nostro Paese: la tracciabilità dei pagamenti. La riforma di cui ci stiamo occupando avrebbe possibilità di ben funzionare solo nel caso in cui tutti i pagamenti fossero tracciati e quindi effettuati attraverso il sistema bancario ad esempio sistemi elettronici, carte bancarie o smart phones. Il beneficio della deducibilità perciò si applicherà solo se il pagamento sia stato effettuato con modalità tracciabili. In questo modo vi sarà immediata possibilità di incrocio dei dati che è poi l’unica vera ed efficace forma di lotta all’evasione fiscale. L’applicabilità di sistemi di pagamento questo tipo è molto diffusa anche in paesi molto vicini e simili al nostro.

Vi sono poi alcune altre obiezioni che tralascio per brevità.

In realtà non vi è nessun vero motivo per cui il sistema del contrasto d’interessi fiscale non debba essere introdotto. I benefici, come accennato, sarebbero moltissimi e lo Stato ed il sistema economico in genere ne trarrebbero grandi vantaggi. L’imposta più evasa è l’Iva che è un’imposta sui consumi, se i consumi non sono ufficiali lo Stato perde l’Iva ma perde anche la quota di imposta diretta che gli spetta sulla ricchezza generata da quella cessione “nascosta”. Non solo, in momenti di crisi la possibilità di avere anche un pur piccolo vantaggio fiscale derivante dalla decisione di acquistare costituisce un indubbio stimolo a consumare, se poi il contribuente tassato potesse essere la famiglia invece che il singolo, avremmo anche risolto un altro grave problema di iniquità di cui è afflitto il sistema di tassazione italiano.

Speriamo che il contrasto d’interessi fiscale possa far parte dell’agenda di lavoro del prossimo Governo.

 



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